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venerdì 5 dicembre 2008

Il pamphlet di Pierangelo Dacrema <i>contra ratores</i>



La crisi della fiducia. Le colpe del rating nel crollo della finanza globale, è il titolo del libro appena pubblicato da Pierangelo Dacrema per Etas. Pierangelo è un collega della mia disciplina (la tecnica bancaria di un tempo) e siamo pressoché coetanei. Da qualche anno, pubblica saggi brevi destinati ad un pubblico più vasto, affrontando temi parimenti più vasti di quelli su cui abbiamo mosso insieme i primi passi accademici. In questo filone ha pubblicato La dittatura del PIL. Schiavi di un numero che frena lo sviluppo (2007), Trattato di economia in breve. Frammenti di filosofia del gesto (2005), La morte del denaro. Una rivoluzione possibile (2003).
L'ultima sua fatica riguarda la crisi finanziaria, e intende colmare quello che lui ritiene una colpevole omissione delle analisi che vanno per la maggiore: il ruolo centrale delle grandi agenzie di rating, la cui missione di “dare i voti” ai titoli e a chi li emette avrebbe dovuto guidare e proteggere gli investitori. Cito dalla presentazione:
I mercati finanziari sono stati invasi da una valanga di titoli dal contenuto indecifrabile – qualcuno è arrivato a chiamarli persino “titoli salsiccia” –, spesso collegati a mutui americani di bassa qualità. Nessuno li avrebbe comprati se gli investitori non fossero stati rassicurati da tante triple AAA, marchi di garanzia rilasciati dai monopolisti del mercato del rating: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Questo è un libro sulla fiducia tradita. Una fiducia che è stata riposta in chi, per professione, formula opinioni sulla qualità e sull’affidabilità di una massa colossale di strumenti finanziari più o meno complessi e innovativi. Una fiducia, come si è scoperto d’improvviso, accordata a chi ha commesso errori imperdonabili.
Si può essere d'accordo su molte di queste critiche, e sulle omissioni dei commentatori (spiegata anche dalla scarsa familiarità di alcuni economisti con questi temi molto tecnici, non penso che abbiano duramente criticato la Fed e non S&P e Moody's per timore reverenziale). Peraltro, tutti i presunti responsabili della crisi sono ancora saldamente al loro posto (con qualche sacrificio sui bonus 2008): le agenzie di rating, ma non solo, anche i banchieri di investimento (diventati banchieri universali), i banchieri centrali, i ministri del Tesoro USA uscente ed entrante. Sono loro che oggi progettano le vie d'uscita dalla crisi, convalidano l'efficacia delle soluzioni, governano i grandi flussi di risorse statali.
Che fare, allora? E' utile indignarsi, denunciare i colpevoli? Non basta, costruisce poco. La cattiva finanza si contrasta standone alla larga, e costruendo qualcosa di più sano e duraturo.
Comunque complimenti a Pierangelo per il bello stile, equilibratamente affabulatorio e visionario, alla Jacques Attali.

Luca

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