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lunedì 21 febbraio 2011

Anna Maria Tarantola: le sfide per le Popolari (grandi e piccole)

Mi sono segnato alcuni passaggi della Relazione presentata a Bari il 18 febbraio da Anna Maria Tarantola (VDG Banca d'Italia)
Le popolari di minore dimensione, al pari delle banche di credito cooperativo,beneficiano dei legami intensi con le comunità locali, della conoscenza della clientela e della fiducia di quest’ultima. [...] Questo legame va gestito correttamente per evitare possibili fenomeni di “cattura”.
Desta preoccupazione, pur avendo presente la negativa congiuntura, il forte incremento del rischio di credito: l’incidenza delle esposizioni deteriorate sugli impieghi delle popolari non quotate è passata dal 6,5 al 9 per cento nel periodo da fine 2008 al 30 giugno 2010. Sovente la politica di sviluppo degli impieghi è stata perseguita senza avere il necessario riguardo ai vincoli di raccolta; ne è conseguito un accresciuto grado di trasformazione delle scadenze e talora una riduzione dei buffer di liquidità.
Negli ultimi anni le popolari “minori” hanno visto peggiorare l’efficienza operativa e la redditività: dal 2007 al 2009 il rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione è aumentato di 5 punti percentuali (dal 61 al 66 per cento); mostra un ulteriore lieve peggioramento nel primo semestre del 2010. Nel triennio considerato, il ROE è diminuito di 2,5 punti percentuali (dal 5,8 al 3,3 per cento). [...]
Le popolari maggiori presentano, al pari delle minori, un cost/income ratio relativamente elevato (65 per cento a settembre 2010), anche se si  riscontra una forte dispersione rispetto alla media; per le altre banche l’analogo indicatore – che nel periodo peggiore della crisi aveva sfiorato il 66 per cento – si è ridotto a settembre 2010 al di sotto del 60 per cento. Per questa tipologia di popolari, sono migliori gli indicatori di rischiosità: l’incidenza del credito deteriorato sugli impieghi è  passata dal 5,3 al 7,3 per cento nel periodo da fine 2008 al 30 giugno 2010.
Su queste pagine discutiamo con passione del modello gestionale dei confidi: penso sia tempo di allargare la prospettiva, e di pensare anche a quello di molte banche (specie le piccole) che sono state segnate (come i confidi) dalle ferite della crisi e da oneri crescenti. I problemi sono stati affrontati con slancio e senso di appartenenza al territorio. Oggi non basta più. Stampa questo post

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