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venerdì 2 novembre 2012

Regione Piemonte: rifornimento in corsa ai confidi in attesa del pit stop

Questa news dà notizie di due delibere della Giunta regionale del Piemonte che interessano i confidi. La prima riguarda il potenziamento (da 10 a 25 milioni) al Fondo regionale di riassicurazione per le Pmi non artigiane. Il secondo il contributo di 2 milioni di euro a Confidi Lombardia, in quanto incorporante di Fidindustria Biella.

Si tratta di due provvedimenti non rivoluzionari, ma significativi. Il Fondo di riassicurazione (di cui a questa pagina del sito della Regione) si propone di intervenire su tipologie di linee di credito che non trovano riscontro negli strumenti nazionali o comunitari attualmente esistenti, e specificamente intende dare un aiuto alle imprese che presentano temporaneamente un calo del fatturato o una diminuzione degli ordinativi o ritardi nei pagamenti che potrebbero generare situazioni di tensione finanziaria. Il contributo a Confidi Lombardia ripropone (e risolve) il problema dei criteri di accesso ai contributi regionali basati per i confidi non residenti. In un primo passaggio soltanto i confidi con sede legale in Piemonte avevano ricevuto il bonus di 2 milioni. Come si può notare, la soluzione è un provvedimento ad hoc che riconosce Confidi Lombardia quale erede (anche spirituale) di un confidi biellese.
Per la rivoluzione c'è da aspettare il "Piano straordinario sui Confidi, in preparazione in queste settimane" (parola dell'Assessore Giordano). Probabilmente avrà a che fare con la piattaforma e il confidi pivot qui commentati.
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33 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma invece di creare fondi e fondini di riassicurazione/controgaranzia regionali che non danno alcuna ponderazione ai Confidi, nè alcun beneficio reale alle imprese, torniamo alla classica contribuzione ai fondi rischi dei Confidi o alla lorto patrimonializzazione diretta.

Anonimo ha detto...

Ma certo, con la Regione agonizzante finanziariamente pensiamo ancora di buttare nella spazzatura altro denaro pubblico? E' bene aprire gli occhi e smettere di dire solo fesserie.

Sapio ha detto...

I contributi a fondo rischi o la patrimonializzazione diretta sarebbero aiuti di stato al funzionamento dell'intermediario Confidi (non aiuti alle imprese garantite).

Anonimo ha detto...

Sapio non sai di cosa parli. I contributi ai fondi rischi dei Confidi sono aiuti di Stato per le imprese e non per i Confidi.

Sapio ha detto...

E allora coraggio, avanti! Noi ti lodiamo e ti benediciamo perché hai trovato la soluzione!
Purtroppo non è così: se i fondi sono segregati sono aiuti alle imprese ma non sono eligibili. Se invece sono assimilabili a patrimonio sono eligibili ma aiuti al funzionamento del Confidi. Ne ho visti tanti di fondi che passano a ricavi, generano utili e coprono perdite di funzionamento. Qualche volta tornano (qualcosina)nobilmente persino a riserve.

Joinville ha detto...

@sapio: "Ne ho visti tanti di fondi che passano a ricavi, generano utili e coprono perdite di funzionamento". Gli IAS, hai presente?

Sapio ha detto...

Ias o non Ias lo fanno.

Joinville ha detto...

@sapio: cosa vuol dire questo tono di disapprovazione? Ma certo che lo fanno!

Sono le regole del bilancio IAS a renderlo obbligatorio!!!

Il problema sono quelli che non lo fanno, perché fa un po' impressione l'idea che ci siano in giro intermediari finanziari che non hanno ancora capito nemmeno come fare il proprio bilancio.

Sapio ha detto...

Scusa Joinville. Il problema non è il rispetto dei principi IAS di far transitare per CE l'utilizzo ma quello di usare questo metodo per coprire perdite di funzionamento prelevando dai fondi. In questo modo gli aiuti che dovrebbero essere destinati alle imprese aiutano le spese per commesse, incarichi, consulenze, gettoni etc.

Joinville ha detto...

@sapio: usare per nascondere? Dipende da chi legge il bilancio. Gli IAS purtroppo non ce li fanno su misura. Il vero problema é il livello culturale di chi legge e valuta i bilanci, che se vedendo un + all'ultima riga conclude che é tutto a posto dovrebbe cambiare mestiere.

Sapio ha detto...

@Joinville: comunque il problema è : dare aiuti ai Confidi sotto forma di Fondi Rischi (ometto il caso di Capitale diretto perché chiaramente Aiuto di stato) è o non è aiuto di Stato al funzionamento dell'intermediario Confidi? Il tuo parere per favore.

Ricordo che i Fondi Europei sono dati in gestione ai Confidi, e non a patrimonio, e possono essere usati solamente per contributi in conto interessi. Infatti se usati per Garanzie (fondi segregati)non sarebbero eligibili.

Joinville ha detto...

@sapio: Sì, é aiuto di stato. No, non é un buon sistema di aiutare i confidi.

Secondo me il miglior sistema per fare le cose pulite é mettere soldi in fondi di riassicurazione non eligibili: la riassicurazione é parziale (così si evita che il confidi dia garanzie alla evviva il parroco), aiuta a ridurre l'impatto delle perdite a CE ma non porta al moral hazard di gonfiare il pallone perché tanto c'é la ponderazione zero (Eurofidi docet), costringendo il governo a firmare una cambiale in bianco grazie alla quale un confidi genera utili comunque fasulli e porta il cosiddetto management a percepire lauti compensi.

Sapio ha detto...

Grazie Joinville. Mi interessa il tuo parere ma non l'ho afferrato completamente. Puoi essere più dettagliato per favore? grazie.

Joinville ha detto...

@sapio: più nel dettaglio il mio parere é questo.

Un contributo eligible a PV non esiste, esiste solo un contributo in conto esercizio che va a PV indirettamente migliorando il risultato d'esercizio, che a sua volta é condizionato dai costi generali quali compensi ad amministratori, consulenze, etc. Ed é qui il primo vero problema: i confidi di fronte al dilemma make or buy tendono a scegliere il buy, ma a) remunerandosi come se scegliessero il make e b) dimenticando che almeno la strategia industriale non può essere data in outsourcing, e che per mandare avanti un'azienda qualsiasi bisogna capirci qualcosa in prima persona e non solo limitarsi a pagare qualcuno che lo faccia al posto loro.

Per quanto riguarda il FCG, innesca un azzardo morale perché sposta l'80% del rischio fuori dall'intermediario, sia in termini di assorbimento patrimoniale che in termini di rettifiche di valore. L'azzardo morale consiste in due elementi: a) nel fatto che niente é più facile che tarare la pianificazione sul solo 20% di rischio proprio, tanto il resto paga Pantalone, ponendo in capo al pubblico il costo di politiche di accollo del rischio aggressive/scriteriate; b) nel fatto che nessuno firma una cambiale in bianco, meno che mai il governo di un Paese con il debito al 120% del PIL, quindi una sana gestione dovrebbe tenere conto del fatto che é da aspettarsi che il FCG le tenti tutte per non pagare (come pare stare succedendo).

La mia predilezione per i fondi di riassicurazione non eligible sta nel fatto che a) hanno un cap, e non costringono nessuno a firmare una cambiale in bianco; b) danno in genere coperture inferiori all'80%, quindi generano una condivisione del rischio, non un quasi-trasferimento; c) avendo un cap, sono intrinsecamente neutri rispetto a politiche di accollo del rischio troppo aggressive; d) non essendo eligible, non portano a gonfiare il portafoglio di crediti di firma non ponderati in mancanza della liquidità necessaria per le escussioni.

Penso di aver detto a grandi linee i dettagli più rilevanti, che ne dici?

Luca Erzegovesi ha detto...

@sapio, joinville parla per conoscenza diretta e ragiona bene, non pensi?

Sapio ha detto...

Non mi piace una soluzione nella quale si dica "Qui si paga finché ci sono i soldi". Nessuno avrebbe fiducia in questo garante. Io preferisco che gli aiuti vengano concessi alle imprese, dopo esame e scrutinio alla luce del sole, ed esse abbiano facoltà di scegliere se utilizzarli in conto interessi o garanzie. Tutto trasparente.

Giochisenzafrontiere ha detto...

Ogni tanto si rovescia il secchio e ricompaiono le biglie ...

Joinville ha detto...

@sapio: avere un controgarante che copre senza limitazione una percentuale molto elevata del rischio implica da una parte che il garante diventi un mero costo aggiuntivo e sterile per il prenditore di fondi, dall'altra che il garante si dedichi a politiche di accollo del rischio molto allegre, tanto in fin dei conti non sono rischi né soldi suoi.

Dall'altra non ti seguo tanto sulla scelta conto interessi vs. garanzia: il contributo in conto interessi ha un senso su importi e durate molto elevate (su 100.000 euro a 60 mesi con un contributo del 3% in conto interessi sono meno di 8.000 euro, circa quanto un medio fumatore spende in sigarette), se no é il solito contributino "a pioggia" che fa contenti gli elettori sotto elezioni locali.

Sapio ha detto...

@Joinville sui Fondi ineligibili :
a) Non costringono nessun (Ente agevolatore) a firmare cambiali in bianco: è vero, sono d’accordo.
b) Danno in genere coperture inferiori all’80%: tutti i sistemi di agevolazione cercano la compartecipazione al rischio dell’erogante quindi questa non è una caratteristica distintiva.
c) Avendo un cap sono neutri non generano politiche aggressive di accollo del rischio
d) Essendo non eligibili non portano a gonfiare il portafoglio … sui punti c) e d) mi domando cosa ne deve pensare una banca garantita? La solita cosa “la garanzia dei confidi male non fa ma se fa bene non si sa”. “Alla fine se vogliono pagare bene, altrimenti ciccia”. Le garanzie inutili (non ponderabili) a cosa servono?

Sul post delle 17:21, avere un contro garante che copre senza limitazione …..: sono d’accordo.
Sui contributi in conto interessi osservo: si dimostra matematicamente che un contributo in conto interessi ed in conto garanzia possono essere esattamente la stessa cosa. Tutto sta nel disciplinare correttamente l’erogazione. Perché deve essere a pioggia? Può essere modulato per rischio e durata dell’impresa. Per attività dell’ impresa (start up e settore emergente etc.). Con erogazione periodica o una tantum (vecchia legge Sabatini). Ed in questo si possono coinvolgere i Confidi come eredi dell’attività degli erroneamente cancellati Mediocrediti Regionali.

Infine all’Anonimo delle 22,30 che dice che non so di cosa parlo sugli aiuti di Stato: Tu che sai, puoi articolare meglio il tuo pensiero?

Anonimo ha detto...

Caro Sapio di norma su tutti i bandi che prevedono una contribuzione ai fondi rischi dei Confidi è riportata la seguente dizione: "Ai fini dell'applicazione della disciplina della Comunità europea sugli aiuti di Stato, si considerano
beneficiarie degli aiuti le imprese aderenti ai confidi a cui sono concessi i contributi." Perchè i denari pubblici sono di norma sempre destinati alle PMI garantite dai Confidi e per questo calcoliamo di norma su dette operazioni un'ESL che evidenziamo sul certificato di garanzia inviato all'impresa socia, poichè la garanzia stessa è presidiata da risorse pubbliche. Il bilancio ed annessa normativa è tutt'altro capitolo. I fondi regionali di riassicurazione sono la brutta copia del FCGPMI. Un'inutile distrazione di risorse.

Sapio ha detto...

E' ovvio che i contributi in uscita dai Confidi verso le PMI siano assoggettati alle norme sugli aiuti di Stato. Questo non toglie che pure i contributi entranti a patrimonio o Fondo dei Confidi lo siano e costituiscano "Aiuto di Stato" al funzionamento dell'intermediario. Qualcuno ha mai sottomesso la questione alla UE? Ritengo di no perchè sarebbe troppo pericoloso.

21122012 ha detto...

@Sapio: Così però sei saccente e non aiuti il dibattito. Cerca di essere costruttivo. Qui non è una sfida a chi è più bravo. Qui si cercano soluzioni e spunti di riflessione. Partoriamo idee, piuttosto che difendere l'esistente. I confidi aiutano le pmi, per questo sono nati ed a questo servono, non lo mettiamo più in discussione. il punto è e deve restare, il modo più efficace ed efficiente per farlo.Con stima.

Joinville ha detto...

@sapio: i contributi ai confidi in quanto confidi probabilmente non avrebbero un grande impatto pratico a livello di UE: bisognerebbe che ci fossero società a scopo di lucro penalizzate sul mercato dal fatto che altre società senza scopo di lucro sono più competitive grazie ai contributi pubblici.

Anche i contributi ai confidi "girati" ai soggetti garantiti li vedo come una questione un po' remota: per arrivare a sforare dalla soglia del de minimis mediante una ESL calcolata sulla componente di contributo pubblico presente nel patrimonio dell'intermediario che ha rilasciato un credito di firma temo si debbano raggiungere importo di credito di firma con troppi zeri per essere realistici.

Sapio ha detto...

@Joinville, le banche (scopo di lucro) erogano garanzie e sono in concorrenza con i Confidi.
Sul secondo punto non capisco, l'aiuto di stato all'intermediario si ha allorché si supera di un solo cent. un deminimis, non tanti deminimis. Guardate che il problema aiuto di stato all'intermediario terrorizza un po tutti gli enti agevolatori. Ecco perchè in questi anni si son dati pochi contributi a patrimonio o fondo rischi. Sull'argomento ricordo di aver letto, un paio di anni or sono, uno studio di Finlombarda a favore della tesi dei contributi da considerare come aiuti di stato. Comunque cosa ci vuole: basta interpellare la UE fornendo una bella lista di chi lo ha fatto. Sarebbe un bell'esempio no? Ricordo anche la storia dei Fondi Docup di Banca Popolare di Garanzia. Anche la Finanziaria della Toscana ha avuto problemi coi Docup.

Anonimo ha detto...

Ci manca solo che a questo punto itervenga Gigi, così sarà il solito brogliaccio.

Joinville ha detto...

@anonimo delle 15.30: se la conversazione ti disturba il web é pieno di siti di gossip con un sacco di foto

Anonimo ha detto...

@Joinville
Chiedo scusa, voleva essere solo una battuta, anzi l'argomento è molto interessante e condivido quanto da te sostenuto.

Anonimo ha detto...

Se parliamo di una partecipazione di ente pubblico nel capitale dei Confidi, a mio modesto parere, l'operazione configura un aiuto di Stato a favore del Confidi. Se invece parliamo di contribuzione ai fondi rischi, tale misura è diretta ad agevolare le PMI nell'accesso al credito bancario poichè a bilancio il Confidi evidenzia solamente un fondo in gestione. Se poi concludiamo che indirettamente, con la copertura delle perdite, anche la contribuzione ai fondi rischi favorisca nei fatti la patrimonializzazione dei Confidi, sono perfettamete d'accordo. Non confondiamo però il risultato finale con la vigente normativa CE sugli aiuti di Satato in regime de minimis.

Sapio ha detto...

Se il fondo fose in gestione non sarebbe eligibile e quindi sarebbe inutile. Quello che conta ai fini del Total Capital Ratio è il patrimonio non i fondi in gestione.

Anonimo ha detto...

@pico: e' terminata l'ispezione di B.I.e il CDA e' stato relazionato dalla stessa, perche' non ci dai notizie?...potrebbe essere utile per tanti conoscere le principali osservazioni della banca centrale, nonche' generare interessanti confronti di opinione su questo blog.

Anonimo ha detto...

@ ultimo Anonimo, diversamente da quanto millanta,il nostro amico Pico lavora in una Banca, quindi....

Anonimo ha detto...

@ ultimo Anonimo, diversamente da quanto millanta,il nostro amico Pico lavora in una Banca, quindi....

Anonimo ha detto...

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