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sabato 19 gennaio 2013

Il mio twitter e pensieri sulle elezioni, sulle Associazioni e sulla collaborazione banche-confidi

Nella colonna a destra di questa pagina, in basso, ho incluso la timeline del mio account twitter. Conoscerete questo social network basato su brevi messaggi di 140 caratteri. Da qualche settimana mi è tornata la voglia di twittare con una certa assiduità. Vi spiego perché. Ha a che fare con il periodo pre-elettorale.

Non ho un passato di impegno politico attivo. Il mio ultimo impegno da attivista risale alla campagna per le politiche del 1976, quella della "Vittoria della DC" e della "Nuova impetuosa avanzata del PCI". Ricordo l'attacchinaggio dei manifesti con gli amici dell'oratorio (potete immaginare per quale partito) la penultima sera prima delle elezioni. Ricordo lo spazzolone da 20 metri con cui i compagni del PCI attaccavano i loro manifesti in punti altrimenti inaccessibili. Ricordo l'azione fulminea degli attivisti del PSI che 10 minuti prima del termine (mezzanotte) hanno ripassato le vie principali del quartiere coprendo con i loro manifesti quelli della DC e del PCI. Era appassionante anche divertente.
Da allora più niente, eccetto qualche colloquio con amici e parenti prima dei numerosi appuntamenti elettorali che ci sono stati per segnalare candidati meritevoli.
Oggi è cambiato tutto nel modo di far campagna elettorale. Molta TV e grande attenzione per i social network. Su Twitter il compassato Senatore Monti esulta "WOW!", e si snoda la fila di brevi comunicati - slogan dei candidati, dei commenti in diretta dei giornalisti e dei comuni cittadini sui politici che parlano nei talk show. E' appassionante e anche divertente.
Ora, non voglio annoiarvi con le considerazioni di un neofita della politica. Desidero però spiegarvi come sono arrivato a decidere cosa fare e da che parte stare in questa campagna elettorale. Sono riflessioni collegate con il mio lavoro di studioso e opinionista impegnato sui temi discussi qui.
Ho la sensazione che il Governo che uscirà dalla contesa elettorale sarà molto vincolato nelle sue azioni. Dedicherà il grosso delle energie alla manutenzione dell'apparato esistente. E' probabile che ci sia un cambio di maggioranza. Non sono un naturale elettore del PD, pur avendo stima del Segretario - candidato premier, che è una persona concreta e di buonsenso. Non mi affascinano le parole chiave scelte dai suoi consulenti per la comunicazione: "cultura dei diritti" "sobrietà". Come a dire: siamo coscienti di quello che è giusto, quindi moralmente migliori, ma inevitabilmente un po' mesti.
Mi spiace, ma su questa posizione umana non mi ritrovo. Vengo da un'altra scuola, dove mi hanno insegnato che sono un poveretto, ma destinato a un bene senza limiti, come Linus in questa striscia:

Vergognosamente felice, quindi costruttivo, operoso, con l'aiuto di Dio. Parlo di me, beninteso, non voglio giustificare il politico che con la scusa di essere un poveretto fatto per la felicità organizza festini con i soldi del gruppo consiliare. Quindi, per togliervi ogni timore, vi dirò che non sosterrò più la coalizione guidata da Silvio Berlusconi. E non lo faccio per considerazioni di moralità privata o pubblica. Quel contenitore in passato ha portato avanti posizioni nelle quali mi riconoscevo. In vent'anni non è stato capace di formare un soggetto politico che camminasse sulle proprie gambe, con un radicamento popolare, capace di esprimere una visione e un progetto di cambiamento. Non credo che ne diventerà capace nei prossimi mesi (salvo conversioni miracolose), nonostante la ritrovata esuberanza del suo premier.
Sto seguendo con molto interesse la nuova proposta di Oscar Giannino e del gruppo di economisti "amerikani" che ha lanciato Fermare il declino e la lista FARE. Ho firmato per la presentazione della lista in Trentino - Alto Adige. Sono d'accordo su molti dei 10 punti del loro programma, perché anche per me è urgente ripensare alla radice la presenza dello Stato nell'economia. La lista FARE corre da sola, non sarà facile andare oltre la soglia del 4%. Ha pochi mesi di vita, e fa discorsi analitici, complicati. Non si è messa sulla scia del malcontento viscerale anti-sistema che, con ragioni diverse, si orienterà verso Beppe Grillo o Antonio Ingroia.
Dal canto mio, non ho ancora deciso di sostenere FARE. Al momento FARE è un movimento di idee, e ha raccolto consensi soprattutto al Nord tra professionisti, accademici, imprenditori. Mi piacerebbe che diventasse un catalizzatore di opere, di iniziative concrete e capillari di risposta ai bisogni. Se aprisse questo spazio, sarei contento di portare lì alcune delle mie idee e proposte sulla semplificazione burocratica, l'assistenza alle imprese. Più o meno quello che dicevo nella mia lettera a Oscar Giannino ai tempi di Disperati mai.
Sì, perché oggi tutti parlano di tasse da tagliare e di lavoro e servizi pubblici da garantire, ma nessuno dice come rispondere alle situazioni nelle quali quei "diritti" sono saltati, e non ci sono i soldi per "garantirli". E a volte non è nemmeno un problema di soldi, ma di persone che si prendano cura di altre persone e facciano quello che lo Stato o altri corpi intermedi non fanno.
Forse anche la Lista Monti potrebbe essere un ambito per fare questa proposta. Però mi sembra un soggetto meno agile. Ci penserò. Non escludo, dopo le elezioni, di portarla al probabile nuovo governo Bersani. Se nelle mie idee c'è qualcosa di buono, e se la situazione imporrà di fare qualcosa, mi daranno retta. Nel mio piccolo non ho preclusioni.
L'ultima riflessione che vorrei fare non riguarda me e i partiti, ma le Associazioni di rappresentanza delle imprese, l'ABI e gli Ordini professionali. Non sono soggetti apertamente schierati nell'agone politico nazionale. Hanno però un ruolo importante nell'influenzare l'azione dei Governi, vecchi e nuovi. Sta in buona parte a loro optare per il cambiamento e sollecitare il Governo futuro a prendere una certa strada nel campo della fiscalità d'impresa, degli incentivi, delle politiche creditizie, degli adempimenti burocratici. Oggi sono parte di un sistema che dà loro un ruolo centrale (e fonti di sostentamento economico). Sono parte dell'establishment. Questo rende le Associazioni spesso refrattarie al cambiamento, quando non ostili. E' un fatto fisiologico.
Il fatto patologico è l'atrofia della capacità progettuale che nel tempo produce un'inerzia paralizzante. Sono continuamente testimone, nel mio osservatorio minuto, di atteggiamenti bloccati. Non solo si osteggia il cambiamento, ma si mortifica anche la riflessione e il dibattito sui problemi e su quello che c'è da fare.
Volete un esempio? Eccolo: il progetto sullo scambio di informazioni tra banche e confidi. E' un problema che si trascina da anni. L'associazione XBRL ha aperto un tavolo di lavoro e i diversi soggetti interessati hanno fatto delle attività rilevanti, ma sempre in maniera separata e tendenzialmente "dialettica", per non dire conflittuale. E' dovuta intervenire la Banca d'Italia per sollecitare la conclusione del progetto. Conseguenza? L'Autorità lo chiede, allora si deve fare. E pare che lo si stia facendo, ma in quale clima? Non certo di collaborazione fattiva.
Curiosità personale: ho dato io l'input al progetto, ma in tutti questi mesi non ho di fatto partecipato ai lavori. E non perché ce l'avessero con me: che cosa ci sta a fare un tecnico indipendente durante questi lunghi rituali di corteggiamento e tracciamento dei rispettivi territori? Nulla. Non sono risentito, anzi sono grato agli amici di XBRL, di ABI e anche di AssoConfidi che mi hanno evitato di assistere a questo spettacolo poco edificante.
Per essere chiaro: le Associazioni non sono portatrici di colpe ataviche o vittime di incantesimi nefasti che le costringono a questi comportamenti. Basterebbe guardarsi in faccia e dire "Ok, si riparte". Darsi una svegliata. Io ci spero, e scusate se continuerò a ricordarlo in maniera irriverente.
"Risalendo" da questo esempio micro al tema più alto della politica, prevedo che il nuovo Governo difficilmente potrà essere un agente di riforma e di cambiamento coraggioso. A prescindere dal colore, sarà pressato da istanze di difesa e conservazione di interessi costituiti. Se questo è lo scenario, fuori dai Palazzi (ma anche in Parlamento) i movimenti anti-politici premeranno per sovvertire lo status quo. Nell'area della protesta si rafforzeranno (è probabile) posizioni utopiche, radicali, ultimamente violente. C'è bisogno di agenti di cambiamento capaci di una risposta diversa, non meno coraggiosa ed esigente, ma non ideologica. Una posizione costruttiva, realista, paziente.
Voglio lavorare per questo, prima e dopo le elezioni, con chiunque abbia la stessa preoccupazione, e lo stesso desiderio.



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5 commenti:

Einauditommaso ha detto...

Da ex politico leggo chiaramente quale sara' il tuo impegno ma sopratutt il tuo voto. Se questo voto insieme ad altri consentirà una rappresentanza anche minima in parlamento Luca sarai molto utile. La chiave dei prossimi anni sara' appunto la capacità di rappresentare. Arte ormai seppellita senza che nessuno le dedichi piu' neanche una messa. Twitta e vola Luca, piu' in basso, verso chi è orfano di cose concrete.

Luca Erzegovesi ha detto...

@Tommaso: grazie, condivido che la rappresentanza è importante e che va ricostruita. Per ricostruirla occorrono progetti nuovi, persone anche nuove, e soprattutto tanto lavoro, non solo progettuale o comunicativo.
L'altezza di volo dei miei messaggi al momento sale e scende come un aquilone, ci devo prendere la mano.

Anonimo ha detto...

é già...nel lontano (perchè in politica il gionro dopo è già passato remoto), quanto vicino 2009 un mio amico si candidò alla carica di sindaco. Fu uno dei candidati sindaci più giovani d'Italia. L'idea? La politica come servizio e rappresentanza, stop alle campagne contro qualcuno ma un impegno politico serio basato su di un programma ed un progetto di rinnovamento.
Ovviamente raggiunse il 42% dei voti, tanti ma non abbastanza.

La questione di fondo? Ripristinare l'equilibrio tra Tecnici e Politici. I primi debbono trovare le soluzioni agli interessi rappresentati dai secondi.
Basta con Politici che hanno cure per il Paese. La cura ce l'ha il Dottore e come tale va istiutzionalizzato. Il malato deve poter essere Rappresentato.

O si riesce a tornare su questa direzione o il malato continuerà a chiedere Metadone........

Marco Pazzaglia ha detto...

Caro Professore,

condivido tanto. Penso che in questo scenario ci sono,persone di compenza in grado di avere una marcia in piu'. In grado di avere un pensiero politico a doppia velocita'. Proiettato al futuro e non al contingente. Renzi e Giannino mi pare appartengano ad un "nuvo mondo" in grado di cogliere la velocità delle scelte e la dinamica moderna e globale dell'economia: essenziale per proposte di legge che riguardino PMI Banche e confidi

Luca Erzegovesi ha detto...

Grazie, Marco. Penso che le voci nuove della politica debbano ingranare la marcia in più anche nella capacità di formare persone impegnate in politica, nell'associazionismo, nel sociale (oltre che nel loro particolare). Fare movimento.
Su questo fronte micro ci sono spazi di riempire e si possono fare passi avanti subito; sui fronti macro la situazione è molto più "interbloccata". Anche un eventuale successo politico (a cui Renzi si è avvicinato, e che per Giannino è un incognita) non sarebbe necessariamente seguito da un cambiamento. Siano soliti pesare le proposte nuove sulla loro capacità di "bucare" lo schermo e raccogliere consenso, ma su quel fronte ci sono messaggi molto più trascinanti (Grillo e, mutatis mutandis, Ingroia e, mutatis re-mutandis, Berlusconi).