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mercoledì 5 giugno 2013

Fidindustria Emilia Romagna: in attesa del rafforzamento patrimoniale operatività appoggiata su Unionfidi Piemonte

Grazie alla segnalazione di un visitatore, vi aggiorno sulle novità di Fidindustria Emilia Romagna, il confidi 107 messo in stand by dagli ispettori di Banca d'Italia. Da allora è partito un piano di ricapitalizzazione (vedi brochure). In attesa che i soci rispondano all'appello, Fidindustria ha stipulato una convenzione con Unionfidi Piemonte per rispondere alle richieste di intervento delle sue imprese socie.

Ecco i termini del piano di ricapitalizzazione deliberato dall'Assemblea di Fidindustria ER lo scorso 20 maggio:
  • la proiezione delle grandezze economiche e patrimoniali ha evidenziato un fabbisogno di capitale aggiuntivo di 15 milioni di euro (10 mn nel 2013, 3 nel 2014 e 2 mn nel 2015);
  • i capitali saranno richiesti alla regione e a soci sovventori per la maggior parte, ma anche le imprese associate contribuiranno per un importo che si spera raggiunga i 3,4 milioni;
    • della somma chiesta alle imprese socie,  una parte è in contropartita dell'aumento del valore unitario della quota (che vale per tutta la compagine sociale) dovrebbe interessare circa 4.500 imprese del territorio che hanno in corso, o che hanno avuto in passato, una pratica di garanzia. La quota socio , per tutte le categorie di socio, passa da € 250 a € 1.250. Ciò significa che: i nuovi soci dovranno versare una quota associativa pari a € 1.250, mentre i soci che posseggono un quota inferiore a € 1.250 procederanno alla sua integrazione aderendo alla capitalizzazione; i soci che adegueranno la quota potranno richiedere garanzie a confidi convenzionati (come Unionfidi Piemonte);
    • l'altra parte potrà essere versata a titolo di contributo volontario pari ad almeno € 1.000 ( per imprese con fatturato inferiore a 3 MLN) o almeno € 2.000 ( per imprese con fatturato superiore). I soci potranno aderire con contribuzioni superiori. La brochure informativa ricorda che il versamento in questione è fiscalmente deducibile, e che dà diritto ai servizi di consulenza advance e uno sconto del 20% sul costo della prima pratica di garanzia.
La risposta che daranno le aziende sarà un test importante del senso di appartenenza rispetto al confidi settoriale dell'industria emiliano-romagnola.

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28 commenti:

Anonimo ha detto...

Bene, ottima iniziativa per Unionfidi. Del resto ora che Eurofidi e' stata decapitata commercialmente con l'allontanemento del Direttore Commerciale, si aprono spazi anche per altri. Pecccato per noi lettori del blog, Pico ci faceva davvero ridere di gusto.

Sapio ha detto...

Decapitata? E perché è stato fatto?

Anonimo ha detto...

Quando si perde quasi 20 milioni in un anno e il futuro non non lascia spazio a presagi molto diversi e' il minimo che chi non ha generato ricavi sufficienti venga deposto; e' strano piuttosto che la medesima sorte non sia capitata al DG e ai dirigenti di prima linea, corresponsabili della disfatta. Ma Eurofidi si sa e' un mondo a parte, sino a quando dura...

Sapio ha detto...

Non ci credo. Questa non può essere la ragione della decapitazione. Ma poi fu decapitazione?

alberto ha detto...

Non interessa a nessuno le sorti di Pico e di Eurofidi, se Sapio crede o meno. Il post riguardava un altro argomento e su di esso ci si deve concentrare.

Anonimo ha detto...

Bene Alberto. Giusto. Allora qualcuno mi dice xke unionfidi rilascia garanzie ai non soci emiliani, mentre i poveracci piemontesi han da paga' ..?

Luca Erzegovesi ha detto...

Un giorno o l'altro mi piacerebbe conoscere il cantore delle gesta delle reti commerciali dei confidi piemontesi alias Pico. Faccio veramente fatica a cogliere il senso delle sue esternazioni, e preferisco credere che si tratti di un burlone.

Anonimo ha detto...

Perché invece che trovare accordi con altri confidi della regione emilia-romagna si sono accordati con un confidi piemontese?
sarà mica il primo passo verso il "confidone" di Confindustria interregionale?

Alfa ha detto...

Unionfidi e FER fanno parte della medesima federazione, Federconfidi, e non credo sia così strano che tra cugini ci si aiuti...

Anonimo ha detto...

E' tutto un mondo in fermento.
Ho saputo da fonti attendibili che CPL Milano, che si trova in uno stato analogo a FER, ha chiesto e ottenuto aiuto ad Eurofidi.
Tutte le operazioni delle imprese lombarde che chiedono garanzie a CPL verranno dirottatebsu Eurofidi.
Unionfidi, FER e CPL aderiscono a Federconfidi

Anonimo ha detto...

Che marmellata ... Ma quanto sono attendibili queste fonti ? Eurofidi, unionfidi, cpl, fer ... Chi aiuta chi ?

Luca Erzegovesi ha detto...

Quello che sta succedendo tra i grandi confidi industriali pone dei seri interrogativi:
- ci sono delle situazioni di sottocapitalizzazione e perdita strutturale => sono stati predisposti dei piani di riorganizzazione adeguati al problema? O si sta provvedendo al rabbocco il capitale e al taglio di costi in attesa di tempi migliori?
- tra le ipotesi di riorganizzazione c'è quella delle aggregazioni; si rilancia l'idea di una maxiconfidi confindustriale del Nord o a più ampio raggio territoriale; come starebbe in piedi un soggetto del genere? Come potrebbe far meglio dei confidi in difficoltà che confluirebbero nel progetto?
- qual è il ruolo di Eurofidi? Chiaramente si sta proponendo ai confidi in difficoltà come ancora di salvezza alternativa a un'aggregazione "di sigla". Se i due modelli di riorganizzazione (di sigla ed eurofidi-centrico) si confronteranno, ne resterà in piedi soltanto uno o tutt'e due? Il modello associativo mi sembra debole, anche perché si sta producendo una spaccatura tra il disegno politico dei vertici confindustriali e le istanze urgenti dei confidi, che sono poi diverse da caso a caso;
- in tutto questo spostamento di placche continentali, quante risorse pubbliche sono e saranno consumate? Con quali effetti sull'offerta di credito alle imprese?
Io non ho le risposte, però temo una deriva nella quale alla fine sopravviverà un sistema confidi che farà soltanto service tra le banche e il Fondo centrale, con doppi e tripli passaggi, e che si mangerà con i costi di distribuzione gran parte delle risorse pubbliche immesse nel circuito. E che collasserà quando queste ultime finiranno, senza aver aiutato granché le imprese finché i soldi c'erano.

Sapio ha detto...

Approvo!

Anonimo ha detto...

Penso che l'analisi del Professore sia corretta. Ma non vedo perche' demonizzare il ricorso al FCG.
Del resto con gli attuali tassi di insolvenza è impossibile per qualsiasi confidi restare sul mercato. Il FCG è nato, è stato potenziato e, da dichiarazione del nuovo Ministro, verrà ulteriormente potenziato.
Che i confidi lo utilizzino non è quindi uno scandalo, che vada meglio definito la catena del valore in modo che il beneficio vada per la maggior parte all'impresa è altrettanto vero.
quando parlo della catena del valore intendo sia lato confidi che lato banca. E' assurdo quello che sta avvenendo in questo momento. le banche in presnza di garanzia del FCG, sia diretta che tramite confidi, riducono, e non sempre, lo spread di centesimo di punto pur usufruendo di un enorme beneficio sia in termini di rischio che in termini di assorbimento di capitale. Altrettanto deve valere per il confidi (in particolare per i 107) che beneficiano di notevoli vantaggi sia in termini di rischio che in termini di assorbimento di capitale.
Altro elemento da valutare è certamente il costo della distribuzione e della gestione della garanzia del FCG.
Tutte le reti di distribuzione costano e non è uno novità che anche per distribuire un benefiio, come è la garanzia del fondo, occorre una azione commerciale.
Altro elemento da valutare è il costo e il rischio operativi della gestione della garanzia.
Liquidare tutto,come spesso vedo in questo blog, con affermazioni banali,sull'inutilità del confidi o che alla fine paga sempre pantalone, è certamente di moda in questo periodo ma non intelletualmente serio.

Luca Erzegovesi ha detto...

Grazie del commento articolato. Il modo di far distribuzione che non mi piace è quello in cui la rete trattiene larga parte dei margini legati ai volumi originati, lasciando al confidi e (allo Stato) rischi male remunerati

Anonimo ha detto...

Non penso che la strategia di Eurofidi sia quella di crescere ulteriormente. Giotti, a cui non manca certamente la chiarezza e la determinazione, ha piu' volte affermato che non ritiene utile per il sistema, ma principalmente per Eurofidi, che Eurofidi diventi il monopolista della garanzia.
Per Eurofidi sarebbe certamente utilebe proficuo il confronto con tre quattro strutture di dimensioni analoghe a quella attuale di Eurofidi (attivo di € 3,4 miliardi).
Ne sono convito anch'io; crescere ulteriormente, per Eurofidi, e' un grande pericolo.
Penso che il soccorso a qualche confidi in difficolta' sia determinato dalla necessita' di captare la benevolenza della associazione di turno, e certamente l'Assolombarda non e' una realta' di poco conto nel panorama Confindustriale

Luca Erzegovesi ha detto...

Sono d'accordo sull'ipotesi che i vertici di Eurofidi vedano con favore un sistema confidi pluralistico, nel quale Eurofidi assume una leadership strategica e di rappresentanza, ma coesistono strutture con diversa affiliazione territoriale e associativa (che significa diversi canali di fund raising).
Si tratta di un disegno compatibile con le ipotesi di riassetto portate avanti da Confindustria o da alcune regioni? Forse, ma fino a un certo punto.
C'è spazio per modelli alternativi più capillari e differenziati? Spero di sì

Alfa ha detto...

Condivido le considerazioni dell'ultimo anonimo circa l'importanza delle "reti commerciali" dei confini che rendono fruibile a banche ed aziende il Fondo Centrale. Ricordo che per le poche grandi banche con expertise specifiche, esiste una moltitudine di piccoli istituti che si appoggiano ai confidi, e non solo per la fascia 2.
Si tenga inoltre presente che la controgaranzia è dell'80% esponendo comunque i confidi a rischi di credito, soprattutto alla luce delle molte/moltissime operazioni di consolidamento o ingresso di rischi in essere che deve essere remunerata.
Condivido che il nanismo dei confidi non aiuta ma il fermento non è solo prerogativa di Eurofidi: l'anonimo che ha raccontato dell'accordo CPL-EF forse non sa che il medesimo accordo CPL lo ha stipulato con Unionfidi...

Anassagora ha detto...

Nel mentre qualche confidi minore con garanzie interamente sussidiare rinnova con "vibrante soddisfazione" diverse convenzioni con gli istituti di credito mentre diversi vigilati se le hanno viste non rinnovate. L'adeguatezza patrimoniale insieme all'estrema parcellizzazione del rischio attraverso un portafoglio di garanzie intelligentemente e sapientamente concesse rassicura la banca che comunque , in caso di default, attinge con certezza la parte garantita in tempi scioccantemente brevi. Il resto, frutto di anni di strategie schizofreniche e minotauriche , è noia !

Anonimo ha detto...

Condivido il commento precedente; per le banche meglio un confidi 'vecchia maniera'che in presenza di default dell'impresa garantita ottempera seriamente alle proprie obbligazioni piuttosto che un gigante che si fregia della qualifica di intermediario 107 ma non in grado di far fronte ai pagamenti dovuti. Eurofidi e' un l'esempio per eccellenza di un sistema malato, ahime' in forma terminale. Il sistema si sta rivolgendo altrove.

Anonimo ha detto...

non capisco il commento precedente. Il sistema e' malato, Eurofidi non paga (non penso), i piccoli vanno a gonfie vele, il sistema dell'imprese non ha problemi di accesso al credito e tutti vissero felici e contenti

Luca Erzegovesi ha detto...

Di confidi 107 ce ne sono 60. Di confidi 106 circa 300 attivi. Quelli validi, nei due campi, si assomigliano. Mai generalizzare

Anonimo ha detto...

Purtroppo la soglia non ha assolutamente senso... Tutti vigilati. Tra i confidi 106, pur con persone stimabili, si annidano tali inefficienze da far pensare ad una seria distorsione del mercato. Mi spiace dover constatare una totale mancanza di visione da parte del legislatore e, per quanto noto, del regolatore.
Speriamo in tempi migliori.

Anonimo ha detto...

È se avesse ragione l'Ocse? Confidi 106 o 107 é finita un'epoca. I partiti dovrebbero smettere di sentirsi sotto esame dalle associazioni di categoria. Tanto poi alla fine vota osi poca gente che associazioni o meno, il risultato non cambierà. Lasciate i confidi ai loro associati e vediamo quello che succede. Basta con l'assistenzialismo! Chi guadagna avanti, chi brucia ricchezza... a casa. Attenti politici siete sotto osservazione. Smettete di finanziare l'inefficienza.
Se i confidi hanno tante sofferenze vuol dire che non hanno saputo valutare, a meno che non si voglia dire che i confidi hanno continuato a deliberare solo per prendere le commissioni.
In qualsiasi azienda o settore, chi sbaglia viene cancellato. Qui si è in presenza di un mucchio di incapaci e si cerca di scaricare le responsabilità sul sistema. Vergognatevi. Avete garantito male? A casa! Siete collusi conle banche o le banche vi hanno sfruttato! Vergognatevi! Incapaci! E ora tutti all'arrembaggio di Pantalone. Basta è ora che qualcuno lo dica caro professore. Anche lei che forse qualche parcella l'ha incassata. Auguri a tutti, ma smettetela di fare le vittime.

Luca Erzegovesi ha detto...

Caro amico, d'istinto le direi "bravo, ha ragione!" poi penso alla realtà e a un mercato del credito ancora e più di prima sorretto dagli aiuti pubblici. Quindi penso ancora a come far funzionare questi aiuti, non basta il libero mercato. Un ricambio certo ci vuole
Quanto alle parcelle, giudichi lei se mi hanno condizionato nei giudizi. Penso di no. La prova: nessuno dei committenti ha riacquistato. Avrei voluto creare una struttura professionale ma il sistema Confidi ha ritenuto che il mio modo di affrontare i problemi non fosse confacente. Meglio così per tutti

Alfa ha detto...

Perfetto! Ci mancava il populista...! I confidi svolgono un ruolo anticiclico, garantendo anche imprese in difficoltà per aiutarle, speriamo, ad uscire dal guado.
Non serve un fine analista, ne un grande manager per capire che l'approccio è economicamente svantaggioso e che il confidi pagherà molto più di ciò che ha incassato, ma è il suo ruolo!
Le istituzioni (pantalone) hanno ben chiara questa funzione e sostengono uno strumento che, nel suo piccolo, stà tenendo in piedi moltissime imprese.
Del resto i confidi sono generalmente NO-profit, perchè era chiaro fin dall'inizio che non sarebbero state società mirate al ricavo...

Anonimo ha detto...

Caro Luca l'anonimo delle 00,35 ha proprio ragione.
Gli aiuti pubblici (ma proprio ridotti all'essenziale) possono benissimo essere dirottati sul FCG per alimentare garanzie dirette a favore delle banche eliminando le controgaranzie a vantaggio dei confidi.
Accorciamo la filiera, spendiamo meno e facciamola finita con i confidi.
I confidi non hanno voluto la tua struttura professionale (e chi ci avrebbe dovuto lavorare con serietà) perché i "titolari" di vari confidi e i loro yes man pensano di essere più bravi di tutti.
Complimenti perché come vi ritrovate è solo merito vostro e dimostra tutta la vostra capacità!
Al caro Alfa posso solo dire che sei già Omega!

Anonimo ha detto...

E' importante che ci siano tanti punti di vista e che tutti possano esprimere liberamente la loro opinione. Ma non c'e' bisogno di disturbare l'OCSE o i partiti schiavi delle associazioni sara' certamente il mercato che fara' selezioni degli operatori che non hanno ben operato.
E' bene ribadire che il FCG non e' un sussidio a pioggia ma un supporto specifico per favorire l'accesso al credito in un momento difficile ad una PMI.
Che per accedere al beneficio la PMI si sottopone a due/ tre istruttorie effettuate non da consulenti disinteressati dall'esito finale ma coivolti nel rischio. (20% banca, 16% confidi, 64% FCG).
Inoltre non capisco il motivo per eliminare opes legis l'intervento dei confidi; gia' adesso l'impresa puo' optare tra i due operatori che sono in concorrenza (anzi mi correggo uno dei due ha un enorme vantaggio puo' bloccare il proprio concorrente).
Ed infine ritorniamo all'efficienza/efficacia della catena e ci venga dimostrato, con i dati, che le operazioni effettuate con garanzia diretta hanno avuto un esito migliore di quelle transitate tramite i confidi.
Dati da tempo richiesti e mai pubblicati dal FCG che si limita a propinarci i dati, con dovizia di dettagli, relativi alle erogazioni e non quelli relativi alle sofferenze.