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giovedì 12 settembre 2013

L'inattesa cancellazione di Sinvest dall'elenco speciale

Come ho riferito in questo tweet, la Banca d'Italia con provvedimento del 24 agosto ha disposto la cancellazione di Sinvest, confidi di area Confartigianato, dall'elenco speciale ex art. 107 TUB (vedi comunicato sul sito Sinvest).

Non esistono ancora informazioni pubbliche sulle motivazioni del provvedimento. Il direttore di Sinvest, Michele Testa, ha così inquadrato la notizia intervenendo nel forum Linkedin sui decreti Mef in consultazione:
Al momento vi confermo la notizia, che ha creato stupore nei nostri ambienti visto che in sede ispettiva non ci sono stati evidenziati rilievi critici particolari, ad eccezione delle difficoltà patrimoniali dovute ad accantonamenti.
Permettetemi di non aggiungere altro in quanto gli amministratori stanno valutando le prossime azioni da avviare.
In sintesi il verbale non evidenzia le azioni di efficientamento impostate nell'ultimo biennio e in buona parte già esecutive.
Nella stesso forum, notavo che la cancellazione di Sinvest è un fatto decisivo per il dibattito su criteri e soglie di ingresso (e di uscita) rispetto al comparto dei confidi maggiori, o vigilati. I timori sulla non sostenibilità del modello 107 qui trovano una conferma "dolorosa". Forse è un segnale dalla Banca d'Italia: nel mondo degli intermediari sottoposti al suo diretto controllo intende fare una selezione, "anticipando" l'effetto del probabile innalzamento della soglia a 150 milioni o più (Sinvest in caso di innalzamento si sarebbe posizionato sotto tale soglia più alta).
Se ho inteso bene (lo conferma anche il Direttore nel passaggio sopra riportato) la cancellazione ultimamente è dipesa da una carenza di patrimonio che la Banca d'Italia ha giudicato non rimediabile. Rispetto all'altro caso di intervento "cautelativo" (il blocco dell'operatività di Fidindustria Emilia-Romagna con successivo piano di ricapitalizzazione) qui il giudizio è stato più drastico e la misura più severa. Fidindustria è più grosso, per volumi di attività, di Sinvest, ma non traggo da questo confronto delle conclusioni sommarie sul fatto che Banca d'Italia stia "epurando" i 107 meno dimensionati. Forse ha pesato anche l'aleatorietà dei possibili apporti da parte della Regione Lombardia, che potrebbero arrivare, ma con clausole e condizioni di non facile applicazione (Fidindustria ha ricevuto un aiuto più diretto da parte della Regione Emilia Romagna).
La cancellazione, se confermata e attuata, porrebbe Sinvest in in vacuum normativo quale confidi de-iscritto ma ancora sopra la soglia dei 75 milioni oggi applicata. Si tratta quindi di un provvedimento che, indirettamente, e magari non deliberatamente, spinge verso scelte di riorganizzazione, che immagino non siano facili da concepire in emergenza.
Avverto un'istintiva solidarietà verso Michele Testa e il suo staff. La "sentenza" di cancellazione è una doccia gelida su un'organizzazione sotto sforzo da anni per adeguarsi ai requisiti di un "107", che adesso vede a rischio la propria continuità (e i posti di lavoro). Una situazione molto dura.
Ho paura che Sinvest debba affrontarla in solitudine. Mi auguro che l'associazione di riferimento (Confartigianato) e la federazione di settore (Fedart Fidi) stiano vicini al confidi monzese, e non soltanto per protestare o per consolare: il caso Sinvest può essere il primo di una serie. Merita di essere preso in carico, approfondito, condotto a qualche tipo di soluzione. La soluzione che va bene per Sinvest può andar bene per molti altri confidi 107 che prima o poi saranno chiamati a sostenere l'esame della vigilanza ispettiva (e di cui già Banca d'Italia conosce le debolezze attraverso la vigilanza informativa).
Molti confidi si sono ritrovati ad essere 107  sottostimandone le conseguenze. Che ora alcuni escano dall'elenco speciale, bruciando i milioni di euro e le fatiche spesi per entrarci, è un fatto triste, una delusione cocente, e suscita una certa rabbia (innanzitutto tra chi ha speso e faticato). Mi auguro che i confidi che si riposizioneranno (presumo) tra i "minori" si interroghino con la stessa serietà richiesta ai "maggiori" sulla loro missione. Lo stesso devono fare i soggetti che decideranno di fondersi o integrarsi con altri "107", più o meno affini per settore o localizzazione.
Le acque sono tempestose. Magari qualcuno spera di riposizionarsi come l'arca di Noè dopo il diluvio, adagiato su una montagna dal riflusso delle acque.
E' umano sperare che il diluvio finisca, ma ci vuole qualcuno al timone di ogni nave, e un ammiraglio alla guida della flotta.
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9 commenti:

Anonimo ha detto...

Leggendo i bilanci di molti confidi 107 durante gli ultimi due anni ho sempre pensato che servisse una scossa. Forse è arrivata. Questo settore non vuole fare il passo culturale di cui necessita. Non si tratta di forma, 106, 107, 117, 789, possiamo darci tutti gli albi e gli elenchi che vogliamo ma se non cambiano le teste poco c'è da fare, nei confidi come nelle banche, come nell'Italia tutta.
Qui si pensa ancora di fare grandi volumi, non deteriorando, non accantonando, e facendo pagare alle imprese una attività di lobbying che negli ultimi anni è inconsistente.

Banca d'Italia, salvaci tu!!!!!!!

Basta accantonamenti irrisori nei bilanci, basta mancanza di professionalità nelle strutture e nelle governance, e basta con la miopia del legislatore che crea solo strumenti ridondandti e inefficienti.
Dovremmo imparare a fare squadra per competere con i cugini inglesi, francesi, tedeschi o finlandesi e invece perdiamo tempo a litigare tra fratelli senza produrre vantaggio alcuno.

Gigi ha detto...

Ritengo non sia la soglia il problema, quanto il frazionamento degli operatori. Un 107 ha bisogno di economie di scala per poter sostenersi. 75 milioni sono pochi, fors'anche 150.
La soglia è un falso problema, doveva spingere i confidi migliori a fondersi e lasciare i 106 in una condizione di estinzione naturale (in quanto sostanzialmente poco utili alle imprese).
Se qualcuno vuole aiutare Sinvest si faccia avanti con capitali ed umanità e faccia una fusione.
Del resto siamo nel mondo della solidarietà o della competizione spietata?

Anonimo ha detto...

Grazie Luca,
per la profonda competenza,l'etica, la prossimità con la quale hai affrontato e commentato "l'inatteso" problema di Sinvest al quale esprimo tutta la mia solidarità in un momento in cui si vedono vanificati sforzi, investimenti risorse.
Però mi associo con il primo commentatore anonimo per ribadire chenon è tanto u problema di normative peraltro difficili e talvolta ridondanti, quanto di un vero e proprio cmbio di mentalità con comportamenti conseguenti. Nella situazione attuale serve un passo avanti rispetto ai modelli di governance adottati e sopratutto un radicale cambio di mentalità.
Buon lavoro a tutti, i migliori auguri a Sinvest, grazie per l'ospitalità.
Gianluca Puccinelli

Black Macigno ha detto...

I soloni delle associazioni di categoria nei primi anni 200o spinsero e spinsero per la legge quadro e all'interno per l'evoluzione dei confidi finanche alle banche di garanzia. In Fedart, tranne rarissimi e isolati amministratori, tutti erano affascinati da "questo mondo parabancario" : era business ! Anche noi potremo erogare finanziamenti annientando il potere delle banche. E nessuno che si poneva il problema di simulare le conseguenze. Tutti a concentrarsi sul business travestito dalla " maggiore efficienza del sistema troppo parcellizzato". Adesso sarà un terremoto che potra' spazzare via i confidi per sempre. Che il diavolo se li porti via insieme alle ormai cotte associazioni di categoria purchè le imprese abbiano credito. Amen

Luca Erzegovesi ha detto...

@Gianluca: la scossa è arrivata, diceva il primo commento, e gli alibi non tengono più; o si cambia, o si chiude. Serve certamente un cambio di mentalità. La paura dell'abisso non basta a cambiare "mens", in sé genera angoscia. per questo è importante che i confidi si stringano a coorte

@Black: confidi e associazioni conservano un compito degno, non dispero che sia recuperato e rilanciato dopo un ricambio di persone; il terremoto da solo spazza via non soltanto confidi, associazioni, ma anche banche locali (e non), imprese, amministrazioni pubbliche e alla fine anche lei e me.

Renato ha detto...

Rilevo con piacere come i contributi che alimentano anche questo blog fanno emergere, in modo oltremodo evidente e concreto, una grande consapevolezza: siamo al game over.
Purtroppo Sinvest docet!
Personalmente concordo con coloro che identificano in un modello culturale e organizzativo totalmente fuori dai tempi la ragione prima di questo attuale scenario. Era necessario, come già detto da qualcun'altro, che il sistema fosse capace di autoriformarsi ma così non è stato e quindi il lavoro sporco lo farà una altro soggetto.
Il confidi deve essere "educato" a stare nel mercato e non come e' accaduto sino ad oggi, starci ad ogni costo in base a logiche incomprensibili.
E attenzione dico io, il lungo occhio (o longa mano) di BI e' al momento vigile anche in assenza di ispezione fisica.
A buon intenditor poche parole.....

Anonimo ha detto...

Buongiorno a tutti,
diamo per assodate le inefficienze organizzative e gestionali che caraterizzano molti confidi. In un mercato dove i costi per tali soggetti sono consistenti ed in aumento (costi di struttura e costo del rischio), ma soprattutto in un mercato dove la modellistica interna di molti istituti di credito non prevede di "scontare" proporzionalmente la presenza di un intermediario vigilato che rilascia garanzia su un affidamento(indipendentemente dal rating attribuito), come si può credere che in tale contesto e con le attuali regole esista ancora un mercato per il credito di firma ?

Anonimo ha detto...

Le difficoltà del mondo confidi sono sotto la luce di tutti gli addetti ai lavori ma ognuno pensa di essere più bravo o previdente degli altri. Mi piacerebbe sentire le voci di chi ha legiferato fino ad oggi senza ancor aver compreso che anche il confidi più virtuoso sia in termini di business, che di processi e controlli, non sarà mai in grado di produrre marginalità tali da alimentare, oltre tutto il resto, un patrimonio di vigilanza come la normativa richiede. La contribuzione pubblica, come è giusto che sia, non potrà mai risolvere il problema, potrà solamente tamponarlo fino a trasformarsi, come accaduto per qualcuno in casi già acclarati, in vere e proprie regalie ( Formigoni Loans ne sono un esempio ).
Ai confidi viene chiesta una vicinanza alla PMI che, stante lo status quo, non è più possibile soddisfare, o meglio soddisfare come lo si faceva qualche anno addietro. Eppure ciò, per accontentare chi uno e chi l'altro, tra noi confidi accade ancora. Per questo, a mio modesto avviso, non è lecito stupirsi ma sta accadendo quello che ognuno di noi già sapeva, o almeno era tenuto a sapere. Mi chiedo se non sia giunto il momento di interrogarsi ed iniziare a comprendere che bisognerebbe presentarsi innanzi al sistema bancario in modo unito, fissando dei paletti comportamentali, di assunzione e gestione del rischio comuni. Forse è giunta l'ora di sperimentare vie alternative all'assunzione di rischio che non penalizzino l'attività del confidi con assorbimenti patrimoniali ma, mi permetto di dire, ancor prima finanziari, non sopportabili per il confidi stesso nel medio e lungo periodo. Il sistema bancario, pur conoscendo i meccanismi di vigilanza e gli obblighi da essi scaturenti, meccanismo che sta mettendo a repentaglio loro stessi, continua a chiedere al sistema confidi l'insostenibile invece che mettersi attorno ad un tavolo per studiare forme di garanzia da un lato sostenibili per i confidi e dall'altro assicurando alla banca stessa la copertura delle perdite attese.
Le forme di controgaranzia del Fondo Centrale di garanzia non possono essere, da sole, la soluzione al problema. Va ricercato un nuovo meccanismo, da prezzarsi adeguatamente, di accesso ad una garanzia escutibile ma soprattutto per la banca di certo incasso. Solo così il mondo Confidi potrà riacquistare quella credibilità che negli ultimi tempi sta venendo meno.
Essendo nuovo per il Blog devo prendere ancora le misure chiedendo comunque scusa per essermi dilungato.

Luca Erzegovesi ha detto...

Caro nuovo amico, non deve scusarsi di nulla, il commento è ragionevole e costruttivo.
La crisi ha effettivamente travolto i confidi che si hanno applicato alla lettera il nuovo modello normativo di garante personale vigilato. Le garanzie cappate, di fatto o di diritto, sono l'unico prodotto oggi compatibile con la sopravvivenza dei confidi.
Condivido la sua istanza di presentarsi sul mercato in modo unito, in modo che il vincolo delle garanzie "non autodistruttive" sia declinato in offerta di garanzia e servizi che abbiano un senso per chi ne fruisce (banche e aziende socie). Ho invece la sensazione che il sistema stia vivendo un ripiegamento verso lo status quo ante, nel quale ognuno si arrangia come può, nel procurarsi fondi e controgaranzie pubbliche, nel proporsi alle banche, ecc. Pochi "maggiori" che continueranno a lavorare su grandi numeri, con una gestione attenta e trasparente dei limiti di rischio, i tanti "minori" faranno più o meno la stessa cosa in modo più artigianale, sulla fiducia. Se passa il decreto MEF in bozza e lo si applica nello spirito delle istanze delle associazioni (controlli limitati ai requisiti di legge quadro per l'iscrizione e la permanenza nell'elenco, requisiti minimi, letteralmente), il sistema dei minori non farà un passo sulla strada dei bilanci più trasparenti, della convergenza dei testi di convenzione bancaria, dell'efficienza+equità dei meccanismi di assegnazione di risorse pubbliche.
E quando le riserve finiranno, arrivederci e grazie.