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lunedì 18 novembre 2013

Lorenzo Gai sul Sole 24 ore propone nuove soluzioni ai problemi dei confidi (a minor costo pubblico)

Segnalo l'intervento di Lorenzo Gai sul Sole 24 ore del 16/11 sui problemi dei confidi e le soluzioni alternative per affrontarli. Ecco l'elenco di queste ultime:

  1. la previsione normativa di un corridoio di filiera creditizia "obbligato", che preveda il passaggio dal Confidi per accedere alla controgaranzia del Fondo centrale, tale da assicurare loro un flusso commissionale di base in grado di coprire i costi di struttura e da consentire di poter assistere in condizione di equilibrio le imprese sprovviste dei parametri del Fondo; 
  2. la creazione di una bad bank a partecipazione pubblica che liberi i Confidi dalle sofferenze e da parte del portafoglio deteriorato mediante l'utilizzo dei fondi europei Por nell'ambito di operazioni di ingegneria finanziaria a favore delle imprese; 
  3. la fissazione di un cap all'assorbimento patrimoniale legato a un singolo prestito, onde evitare che la contemporanea presenza di più soggetti (banca, Confidi, finanziarie regionali) faccia crescere l'assorbimento di capitale cumulato
  4. il riconoscimento del privilegio nella legge fallimentare ai crediti garantiti da Confidi; 
  5. la diversificazione delle fonti di reddito che creino minor dipendenza dal rilascio delle garanzie: dalla consulenza alle imprese, all'ottimizzazione del rendimento del portafoglio titoli di proprietà. 
Lorenzo dà spunti interessanti, accomunati dall'essere a basso consumo di spesa pubblica "immediata". Il punto 1 (riserva su pratiche FCG)  è il piatto forte del menu, e sta ottenendo consensi (vedi delibera della Regione Abruzzo). Tra i motivi della proposta, la miglior performance delle pratiche FCG mediate dai confidi rispetto alla garanzia diretta, sia per tasso di default, sia per effetto di "addizionalità" del credito sulle fasce più rischiose (mostrata ad esempio da Salvatore Vescina a recente convegno di Milano). Altro motivo sostanziale è l'invincibile concorrenza della garanzia diretta delle banche sulle fasce di clientela non micro, che affligge soprattutto i confidi industriali. Se fosse concessa questa privativa, cosa prometterebbero in cambio i confidi? Come agirebbero per ridurre il costo del doppio passaggio o per fare in modo che in cambio Pmi e collettività ricevano benefici tangibili?
Il punto 2 (bad confidi-bank) è un possibile intervento straordinario anti-crisi che si sarebbe dovuto attuare da tempo. Mi chiedo in proposito chi dovrebbe promuovere, governare e gestire questo soggetto. In secondo luogo, chi lo deve capitalizzare, sapendo che una parte delle risorse sarà consumata. E' un'idea forte, ma ci vuole forza ancora più grande per tradurla in progetto e per attuarla.
Il punto 3 (cap per ridurre assorbimento di capitale su filiera banca-confidi) tocca il tema della normativa prudenziale (Basilea II, III, ecc.). Non mi sembra prioritario e nemmeno opportuno: la presenza di più soggetti e passaggi aumenta gli anelli della catena che possono spezzarsi, e ci vuole un test di tenuta di ciascun anello, tenuto conto del possibile default dei garanti e dei rischi legali di invalidità o inefficacia delle garanzie e controgaranzie.
Il punto 4 (privilegi legali in caso di fallimento) mi sembra poco rilevante nell'epoca dei concordati in bianco con successivi piano di rimborso con decurtazioni prendere o lasciare, spesso in spregio della gerarchia balcanica dei privilegi legali che caratterizza la nostra legge fallimentare. Cari confidi, fate assistenza alle imprese socie prese dentro nelle battaglie dei concordati e fallimenti, non chiedete anche voi la corazza di cartoncino per illudervi di uscirne meno ammaccati.
Il punto 5 (diversificazione dei servizi e dei ricavi) dovrebbe salire di posto nell'ordine di importanza. Onestamente, gli altri quattro (s)punti puntano a proteggere il mercato dei confidi sull'impianto tradizionale (focus sulla garanzia, accesso privilegiato a risorse e garanzie pubbliche, copertura dei rischi in scenari di crisi). Non vedo in questo modello grandi stimoli all'innovazione di servizio.
Comunque complimenti a Lorenzo per la sintesi equilibrata che ha saputo presentare nel suo articolo. A giudicare dall'attività parlamentare sulle legge di stabilità, e dalle dichiarazioni di esponenti del Governo, sta rinvigorendosi il consenso politico verso azioni di rilancio del settore confidi. Questo avviene per vari fattori: AssoConfidi, soprattutte la sua anima small business, si è data molto da fare; il Governo ha diversi esponenti del giro Intergruppo per la sussidiarietà attenti al mondo delle Pmi; non è facile trovare altri canali per intervenire contro il credit crunch. E poi, in negativo, le azioni della banche sono in ribasso sul mercato della comunicazione politica, e quindi anche la loro spinta progettuale si è indebolita.
Come risultato, paiono accantonati i grandi nuovi progetti (il Fondo Centrale 2.0) ispirati dai gruppi bancari culturalmente egemoni, e di contro si lavora per conservare l'esistente, secondo il desiderio dei molteplici attori (associazioni, camere di commercio, amministrazioni locali "amiche") che ci operano da anni. Preservare quello che c'è di buono è giusto. Conservare per non cambiare invece non lo è. Stiamo attenti che il probabile rinnovato sostegno ai confidi non sia consumato come una rendita di posizione.
Chi da anni sta nella cabina di regia di quel mondo, si rallegri! Ha partecipato nell'ultimo decennio ad un'evoluzione del settore prima promettente, poi confusa, poi drammaticamente critica. Ora pare stia riuscendo a evitare un declino che pareva inesorabile. Bene, missione compiuta. Però adesso è tempo di passare il timone a menti e braccia più fresche e vigorose. The times they are a-changin'
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