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giovedì 20 marzo 2014

Dardanello (Unioncamere): caro Matteo, se tagli i diritti camerali non fai un favore alle imprese (né ai confidi)

Sul Tempo di oggi c'è un interessante scambio di battute con Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere. Il nuovo Governo, ha promesso alle imprese una sostanziosa riduzione dei costi della burocrazia. Tra questi, sarebbero inclusi i diritti di iscrizione che le imprese versano annualmente alla Camere di commercio. Dardanello, intervistato sui possibili effetti di un taglio dei diritti camerali dovuti dalle imprese, ha risposto così:

Tagliare il contributo che le imprese versano alle Camere di Commercio rappresenterebbe un risparmio davvero piccolo per le imprese stesse, poche decine di euro, e un aggravio certo per il bilancio statale. [...]
Ci spieghi meglio
Se non le imprese con il contributo annuale chi pagherà i servizi che gli enti camerali rendono ai territori? Necessariamente il bilancio dello Stato. 
Di quali servizi si tratta?
Le funzioni che i governi di ogni colore hanno assegnato in misura crescente alle Camere (il Registro delle imprese, lo Sportello unico per le attività produttive, l'Albo dei gestori ambientali, i servizi per l'internazionalizzazione, il sostegno ai Confidi) chi le potrà svolgere a costi inferiori rispetto agli attuali o con una maggiore efficienza? E soprattutto con quali risorse? Quelle della fiscalità generale? 
Quindi non ci possono esserci risparmi ?
Una razionalizzazione può essere certamente attuata. Siamo noi i primi a chiederla da diverso tempo. Ma a patto di analizzare costi e benefici per le imprese e senza dimenticare che le Camere svolgono un ruolo fondamentale per i territori.
Indubbiamente le Camere di commercio svolgono servizi istituzionali (primo fra tutti la conservatoria del Registro imprese) in maniera efficiente. Penso che riportare queste banche dati ufficiali sui Tribunali o su altre amministrazioni (là dove prevedeva il codice civile) sarebbe un passo indietro.
Ci sono tante altre attività di promozione e sostegno alle economie locali per le quali c'è bisogno di razionalizzare, come ammette Dardanello. Con l'aria che tira, consiglio di giocare d'anticipo.
Tra queste attività a rischio di razionamento fondi, c'è anche il sostegno ai confidi. Qui Unioncamere ha cercato di dar forma unitaria al quadro di interventi attuato localmente dalla Camere: lo ha fatto sottoscrivendo un accordo quadro con Assoconfidi già nel 2012.
Ricorderete che la Legge di stabilità ha messo i fondi camerali sul piatto del rafforzamento patrimoniale dei confidi. Nella prima stesura erano inglobati in un fondo unico,  il testo finale li ha stralciati e di fatto rimessi nella disponibilità delle Camere.
Ci aspettiamo anche su questo fronte una lungimirante razionalizzazione. 
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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Unioncamere stia attenta, perché le Camere fanno una miriade di progetti che duplicano iniziative già fatte da enti territoriali, associazioni, università, ecc
E sui confidi farebbe bene a smarcarsi dalle associazioni di categoria, che chiaramente vogliono andare avanti con i contributi a pioggia dati ai soggetti locali. Ma prima o poi calerà la scure su questi interventi a coriandolo.

Mario Mannaia ha detto...

Riuscire a chiudere -serrare- le CCIAA entro il 2014 . Questo va fatto. Si puo' fare semplicemente digitalizzando gli archivi cartacei e trasferendo le funzioni essenziali spostando il Server in Regione e le risorse umane nei comuni. Dai comuni gli ex dipendenti delle camere possono interagire comunque sia con le imprese che con il server della Regione. L'operazione porterebbe sulla base dei dati di bilancio e del patrimonio immobiliare sia delle camere che delle varie società di emanazione liquidità in un triennio pari a circa 24 Miliardi di euro.A margine un intero sistema di potere e di auto sostentamento fatto di uomini seduti in poltrone ( diramazione di sindacati e associazioni di categoria ) spesso inutili potrebbe ritornare a produrre o anche -finalmente- al suo ruolo di pensionato.

Luca Erzegovesi ha detto...

@Mario Mannaia, Intervenire sugli sprechi e sulle duplicazioni è necessario, con l'eliminazione delle province faremo un passo utile a cui potrebbe seguire la potatura di alcune funzioni non vitali oggi svolte dalle Camere di commercio, che hanno la stessa articolazione delle province. La dismissione degli immobili e la chiusura di sedi potrebbe essere presa in considerazione, del resto anche le banche stanno riducendo la rete, così come nel pubblico la Banca d'Italia e la Rai (poi bisogna vedere se si farà tutto quello che è stato prospettato).
Teniamo conto che con l'annunciata riforma del titolo V alcune funzioni oggi regionali potrebbero essere accentrate, per cui anche le regioni sono a rischio mannaia.
Il Registro Imprese è per sua natura unico a livello nazionale e funziona, non vedo il motivo di regionalizzarlo.
Quanto ai rappresentanti di sindacati e associazioni, le stesse strutture associative e sindacali devono essere alleggerite e riorganizzate, e nell'operazione potrebbe entrare la potatura di posti nelle Camere oggi appannaggio di quelle sigle.
Poi, come sempre, passare dalla spendig review alla spending chopper non è una passeggiata. Soprattutto quando non si tratta soltanto di tagliare e basta, ma di eliminare doppioni accorpando e integrando funzioni da entità diverse e separate in nuovi soggetti.