aleablog

giovedì 6 marzo 2014

Manzocchi: da un Fondo Pmi più forte rischio di cattiva selezione del credito. Meglio incentivi a rischiare capitali privati contro lo skill crunch

Stefano Manzocchi sul Sole 24 ore commenta le proposte del Governo per riattivare il finanziamento delle imprese:

Vi sono almeno tre proposte in campo. Le bad bank nelle loro diverse versioni (si veda Il Sole del 18 febbraio). Un rinnovato ruolo pubblico nel finanziamento a medio termine. Una maggior apertura e stimolo per la finanza d'investimento privata. Il rafforzamento e l'ampliamento della gamma dei fondi di garanzia, uno dei punti programmatici del nuovo governo, sembra indicare che la strada prescelta è la seconda. Ma senza un coinvolgimento importante della finanza privata, questo percorso potrebbe incontrare almeno tre limiti. Il primo riguarda - appunto - il rischio di una maggior invadenza della politica e della burocrazia che però gli automatismi previsti per i fondi potrebbero ridurre. Il secondo è quello di un potenziale aumento dei problemi di moral hazard che la garanzia pubblica (fino all'80%) potrebbe generare. Il Fondo di garanzia è stato ed è forse lo strumento più efficace che la politica economica ha messo in campo per il credito alle Pmi durante la crisi, ma con un miglioramento della congiuntura nei prossimi anni crescerebbe la tentazione di monitorare meno e peggio i debitori. Se i privati rischiassero di più in proprio la tentazione si ridurrebbe. Il terzo limite di un mancato coinvolgimento della finanza privata riguarda invece proprio le carenze strategiche di una parte consistente del sistema delle Pmi. Come ricordato sopra, molte di queste non soffrono solo un credit crunch ma anche di uno skill crunch, mancano spesso di competenze e visioni strategiche che un innesto ben calibrato di nuova finanza privata potrebbe apportare.
 Il Fondo oggi rischia di essere piegato (nella sua ipotizzata versione 2.0) all'assorbimento delle perdite già oggi latenti nello stock di impieghi accumulato nei primi anni della crisi, proprio per la sospensione di un attento monitoraggio dei creditori in stato di emergenza. Per uscire da questo incaglio, serve più qualità in tutti gli strumenti. E' auspicabile un maggior coinvolgimento di capitali privati, ma per portarli sulle Pmi che formano l'ossatura del nostro sistema produttivo occorrono nuovi canali. Il Fondo Pmi al momento è l'unico canale di intervento pubblico che ha potenza di fuoco e una certa efficienza (dovuta in gran parte alla semplicità delle procedure di ammissione).
Serve più qualità, nei canali vecchi e nuovi. Manzocchi dice bene che la carenza non è soltanto di capitale, ma di "competenze e visioni strategiche". La vera rivoluzione sarebbe portare questa maggiora qualità alla vasta popolazione delle piccole imprese (nella misura in cui può essere concretamente utile), arricchendo il terreno sul quale possono fiorire nuovi mercati (i credit fund che investono in mini-bond e in crediti cartolarizzati o nuove forme di investimento nel capitale di rischio).
Stampa questo post

6 commenti:

Claudio D'Auria ha detto...

Perfettamente d'accordo con Manzocchi. Il rischio di Moral Hazard è fortissimo qualora si volesse rafforzare ulteriormente l'intervento del Fondo. Nonostante il dibattito su un altro post le abbia stroncate, penso che la soluzione più efficiente sia quella delle tranched cover con copertura junior del Fondo e copertura mezzanine di fondi regionali e confidi.

Luca Erzegovesi ha detto...

Caro Claudio, penso che la stroncatura dei commenti sull'altro post sia una piccola increspatura nella corrente che sta spingendo le Amministrazioni centrale e regionale sulla strada delle garanzie tranched a più livelli, complice (si fa per dire) anche una certa abbondanza di fondi strutturali che consentono di offrire un supporto elevato in termini di spessore delle tranche junior e mezzanine, specialmente al Sud. Occorre ricordare anche l'esistenza di una proposta (il fondo Pmi 2.0 come l'ho chiamato qui) che fa uso di una struttura tranched per moltiplicare la garanzia non cappata dello Stato attraverso il Fondo centrale. Chiaramente in questo caso rientra il pericolo di moral hazard.
Per quanto riguarda il mio pensiero in materia (non quello degli altri commentatori) mi sento in dovere di richiamare l'attenzione sul funzionamento tecnico-finanziario di quelle strutture, che rimane complesso. Quindi è buona cosa che si usino, ma occorre superare le famose asimmetrie informative, altrimenti il beneficio per le aziende viene catturato dalle banche e dalla filiera di servizio (rating, financial advisor, due diligence legale, ecc.) che serve per mettere in piedi queste operazioni. Inoltre bisogna chiarire il ruolo dei confidi in queste operazioni: non può essere quello di semplici passacarte di fondi pubblici da mettere sulla mezzanine, occorre che facciano un buon lavoro di selezione delle imprese e magari di gestione dei flussi informativi. Inoltre la piattaforma di garanzie di portafoglio è concorrente a quella sollecitata di Assoconfidi, ovvero controgaranzie FCG (non cappate) su portafogli selezionati dai confidi. Ci saranno da definire degli spazi di applicazione (per tipo di finanziamenti, territorialità, importo unitario, ecc.), dei pesi relativi, una divisione del lavoro.
Quindi ben vengano le tranched cover per garanzie di portafoglio sul Fondo Pmi & friends, ma facciamo in modo che siano come la Settimana enigmistica, sane ed economiche.

Gennaro Stennacchione ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Gennaro Stennacchione ha detto...

... una precisazione, come nel monologo originale, il soggetto che canta è lo stesso professor Claudio (mi perdona la licenza poetica?). Non mi sarei mai permesso di dare un consiglio a lui sulla strutturazione di una tranched cover.

Luca Erzegovesi ha detto...

Gennaro: questa volta hai superato il limite della decenza. La tua parodia di Petrolini fa accapponare la pelle (Claudione ..., da non credere!). E poi non si riesce nemmeno a cantare. Mi spiace, ma non può rimanere sulle pagine di aleablog.

Gennaro Stennacchione ha detto...

Prufesso', anche Fabio Fazio, che in fatto di correttezza è Cassazione (nel senso di somma autorità), si rivolgeva al grande Claudio Baglioni chiamandolo "Claudione", per esprimere grande ammirazione e affetto.
Io non volevo essere da meno col prof. D'Auria,
Si aggio scritto 'na fesseria, m'avisse a scusa'!
Songo nu povero guaglione ...