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lunedì 14 ottobre 2013

Una non-notizia: fermento di proposte legislative da parte delle associazioni dei confidi

Cari amici,
alcuni attenti lettori mi rimproverano la scarsa produzione (di post) nell'ultima settimana. Ho fatto notare che non ho letto molto, da fonti pubbliche, sul "nostro" amato mondo della garanzia collettiva. Eppure fatti e progetti di cui parlare ce ne sono. Già al recente Convegno di Milano del 4 ottobre ho avuto notizia, o sentore, di movimenti in atto per proporre al legislatore modifiche normative intese a facilitare e sostenere l'attività dei confidi. Per vie dirette, e informali, mi è giunta conferma oggi.

Sono a disagio nell'esprimermi sull'argomento, avendo raccolto notizie sparse, e confidenziali.
Cerco di tenermi in equilibrio sul filo della correttezza senza venire meno al compito di informare su quanto di rilevante accade tra i confidi.
Riassumendo al massimo gli scampoli di informazione che mi sono pervenuti, ho colto due fronti sui quali potrebbero essere recepite iniziative parlamentari sollecitate dai confidi; allego i miei telegrafici commenti in corsivo tra [ ]:
1. I confidi sarebbero intenzionati a far presentare una proposta di legge delega che metta in pratica il principio di proporzionalità delle regole e dell'azione di Vigilanza sui confidi, tenendo conto della specificità della loro funzione di intermediazione creditizia e dell'accessorietà della garanzia rispetto al credito bancario. Lo scopo è molto concreto: tradurre il principio in modifiche normative che alleggeriscano il lavoro gravante sui confidi, soprattutto in aree come antiriciclaggio, Centrale dei Rischi, requisiti organizzativi per le funzioni di controllo, ecc.. Il principio dovrebbe essere esteso alla vigilanza sui confidi minori ex art. 112 TUB di competenza dell'Organismo gestore dell'elenco relativo [d'accordo sull'opportunità di fare il possibile per eliminare duplicazioni di obblighi; sono scettico sull'efficacia di interventi su normative di vigilanza con iniziative parlamentari prese in autonomia (se non in antagonismo) rispetto alla Banca d'Italia; ribadisco che molto si potrebbe fare razionalizzando i processi con una maggior collaborazione tra banche e confidi; riguardo all'estensione all'Organismo gestore dell'elenco confidi minori del principio di proporzionalità, non ho capito che cosa si vuole ottenere, se è vero (come ho inteso) che AssoConfidi vede bene un Organismo limitato alla funzione notarile di gestione dell'elenco, il che risolverebbe alla radice il problema]; 
2. Sono in via di proposizione diversi emendamenti che riguardano il Fondo centrale di garanzia. Uno riguarda la costituzione di un Fondo straordinario per patrimonializzare i Confidi attraverso contributi (pressoché automatici) fino a un massimo dell’1% delle garanzie in essere [1% delle garanzie non è una bazzecola, ma è poco per i confidi sottocapitalizzati; si commette il solito errore di sostenere con un provvedimento unico, e ordinario, un problema che per diversi attori è straordinario] Si proporrebbe inoltre un programma di tranched cover sul portafoglio in essere in bonis dei Confidi, il Fondo centrale dovrebbe sottoscrivere una tranche junior, i confidi una mezzanine. Sarebbero applicate procedure molto semplificate di ammissione alla copertura del Fondo (by-passando la procedura di valutazione oggi applicata sulle singole pratiche). [sarebbe un apporto a fondo rischi tecnicamente un po' complicato; dai ragionamenti raccolti mi è parso che ci sia ancora confusione sui coefficienti di ponderazione di queste coperture, c'è (ancora?) chi pensa di avere la ponderazione zero]
Inoltre, si vuole emendare la normativa sulle garanzie di portafoglio del Fondo Centrale introducendo una riserva di operatività su portafogli di garanzie di minor importo, con accesso esteso ai confidi minori (tenuto conto del probabile ripopolamento della categoria con l'innalzamento della soglia a 150 milioni). [a differenza del caso precedente, qui si interverrebbe su nuove pratiche].
Si proporrà infine di aumentare  al 50% la riserva minima pro-controgaranzia dall'attuale 30% difeso con strenua lotta in sede di conversione del Decreto Fare; si vorrebbe inoltre ri-innalzare al 90% la quota massima di garanzia contro-garantibile; [proposte lecite, ma controcorrente rispetto alla crescita della garanzia diretta su pratiche di importo unitario più alto, ha senso un braccio di ferro con le banche su questo punto?]

L'intraprendenza e il dinamismo del mondo confidi sono cose buone.  Ma che guazzabuglio in quel mondo! Come è difficile fare proposte che vadano bene a soggetti diversissimi, con risorse scarse e contendenti molto agguerriti (le banche)! Alla fine ci si mette d'accordo su cose semplici, che vadano bene a tutti: più fondi, meno adempimenti. E per mettere d'accordo tutti, si risparmia sulla chiarezza di formulazione delle proposte, e si sorvola sulla loro praticabilità.
E allora mi vengono tanti dubbi.
Ha senso intervenire su dettagli (pur importanti) della normativa quando non ci sono certezze sul quadro generale (dalla soglia di iscrizione all'Albo unico, ai contenuti della vigilanza sui minori)?
Ha senso intervenire con strumenti di sostegno "ordinari" quando gli equilibri di molti attori sono a rischio, o sono già saltati, senza pensare a un piano di aiuto / riassetto straordinario?
Ma sopra ogni altra considerazione, ha senso orientare politiche creditizie per le Pmi discutendo su tavoli separati le istanze delle banche e dei confidi?
Se qualcuno si è posto queste domande, e sa da dove partire per rispondere, ce lo faccia sapere.
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2 commenti:

Mariolino Andria ha detto...

Buongiorno Luca , presumo che tutte le "grandi menti" siano impegnate e sgomente nel constatare la drammatica e colpevole destrutturazione del sistema. Un sistema di garanzia che si trova ormai invaso dalla "sindrome dell'adempimento" e vicino alla sua "morte clinica".La gratificazione di un servizio che permetteva all'impresa un soddisfacente accesso al credito si è rivestito di una eccessiva burocratizzazione con rilevanza antieconomica ( costi alti e tempistica inadeguata).La stessa BI pur nelle sue maestose consultazioni aveva gia' maturato la decisione di elevare la soglia perchè con il lavoro ispettivo di vigilanza da dedicare ad oltre 53 intermediari vigilati (con il ritmo testato in questi 2 anni ) non ce la farebbe solo per le "prime visite" neanche in un ventennio ! L'organismo poi è -in questo contesto -sostanzialmente inutile come sono inutili altre supponenti e pasticciate disposizioni legislative in itinere. In Italia serve invece una delegificazione massiva -ABROGARE- e una semplificazione mai vista prima. Sarebbe utile anche se rischiosa per tutta l'economia e a maggior ragione per i Confidi : le risorse umane ovunque sono ormai impegnate prevalentemente per gli adempimenti burocratici e per gli aggiornamenti conseguenti agli stessi a danno del tempo dedicato al contatto con le imprese e alla sana produttività . Si puo' continuare cosi ? Homo faber ipsius fortunae.

Luca Erzegovesi ha detto...

Caro Mariolino, la massiccia delegificazione o deregolamentazione dei confidi di cui parli è in atto in maniera strisciante (via innalzamento della soglia e creazione di un Organismo solo notarile). Si tradurrà probabilmente in un ritorno al passato (pre 107) con un po' di burocrazia in più.
Con la piccola differenza che la funzione di intermediazione del rischio sarà molto diluita (di fatto ridotta alla gestione di fondi pubblici impiegati su garanzie a rischio cappato) salvo eccezioni. Tanto diluita da essere poco distinguibile dalla mediazione creditizia di programmi agevolati.
Sono d'accordo che c'è molta burocrazia pesante e inutile. C'è però anche molta opacità e resistenza alla collaborazione e all'auto-organizzazione del settore. Il guazzabuglio che ne consegue non sempre è tradotto in comportamenti utili alle imprese.