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domenica 16 febbraio 2014

Abete al futuro governo: agire subito sulla leva delle garanzie (anche in casa di confidi e CCIAA). Piccola impresa, rispondi!

Luigi Abete (presidente di BNL) dal Sole 24 ore rilancia l'ipotesi di riforma del sistema di garanzia formulata al Forex una settimana fa, e alla proposta di maxi-fondo di garanzia aggiunge quelle di riorganizzare i confidi e riformare (o rottamare [sic!]) le Camere di commercio:
«Per il nuovo Governo le priorità assolute sono tre: il credito alla piccola impresa, il rilancio della domanda interna e la semplificazione burocratica», esordisce Luigi Abete, presidente di Bnl-Bnp Paribas. Il numero uno poi incalza: «È urgente modernizzare e ampliare gli strumenti di garanzia del credito alle piccole imprese, i confidi devono essere riorganizzati e le Camere di commercio riformate o in alternativa rottamate. È necessario superare la frammentazione degli strumenti e coordinarli in una logica organica e di sistema. Durante il Forex della settimana scorsa ho proposto un fondo unico di garanzia pubblico-privato automatico: costituito dal pubblico, ma con il costo dei default a carico delle imprese utilizzatrici. Infatti il problema del credito alle piccole imprese non è congiunturale e dipende solo parzialmente dalla recessione. È sempre più difficile finanziare un’impresa che per la dimensione e la sottocapitalizzazione ha oggettivamente un rischio crescente in un’economia globalizzata dove ha scarsa visibilità del mercato e conseguentemente dell’evoluzione tecnologica.
 E una conferma: le grandi banche, e le rappresentanze della grande industria, vogliono che il Pubblico si accolli i costi della selezione naturale tra le piccole imprese portata dalla crisi, e le diseconomie di quelle che sono sopravvissute, ma sono fragili per "scarsa visibilità del mercato". Nasce da questo una forte istanza di rafforzamento e di accentramento dei veicoli di aiuto. Siccome non ci sono da noi avanzi di bilancio da spendere, è naturale che i fautori di questo disegno puntino ad appropriarsi (magari con buone intenzioni) dei fondi oggi canalizzati attraverso le Camere di commercio e i confidi.
Lo ripeto: sono cominciate le grandi manovre, c'è un disegno forte. Non basta rispondere sulla difensiva con slogan e accuse, occorre un disegno più intelligente, e appassionato. E in proposito, do un consiglio agli organizzatori della grande manifestazione di Rete Imprese Italia di dipodomani: date un ritocchino alle proposte sul credito contenute in questo loro  bel documento di analisi e proposte. La diagnosi è giusta: non è la piccola impresa il peso morto dell'economia italiana, anzi. Occorre agire su tasse e burocrazia (e superare il SISTRI). C'è un razionamento del credito. Ma quando si arriva alle proposte su quest'ultimo punto (le cito da pag. 12) ...

Dare credito alle imprese
  • intervento straordinario della BCE a sostegno dell’accesso al credito delle Pmi
  • riorganizzazione della filiera della garanzia e rafforzamento nella patrimonializzazione dei Confidi
  • incentivazione delle fonti alternative al canale bancario
 ... il discorso rimane troppo generico, lontano da proposte concrete e, soprattutto, nuove e trainate dalla progettualità e dal protagonismo delle "piccole".
Anche voi parlate (come il presidente di BNL e la sua area di riferimento) di riorganizzare la filiera della garanzia, ma intendete cose molto diverse. La loro è una proposta dirompente che ha come primo passo togliere a voi il controllo di importanti flussi di risorse e centri decisionali. La vostra è una controproposta difensiva, prima di tutto, che chiede di sostenere le piattaforme esistenti, e il vostro ruolo al loro interno. Accennate al nuovo (funding for lending BCE su cartolarizzazioni, mini-bond e credit fund), ben sapendo quanto sia problematico portare questi strumenti sul credito alle micro-piccole.
Loro mettono in discussione il modo in cui gestite i fondi pubblici. Voi dovete mettervi in discussione e dimostrare che non è vero che li sprecate, ma che siete alla continua ricerca di modi per spenderli al meglio e, anzi, per dare in sovrappiù tanti benefici alle imprese e all'economia senza oneri per lo Stato.
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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Quando si tratta di sfilare i soldi alla gente che lavora mandano avanti gente come Abete, per far capire che la "proposta" non è tecnica, ma arriva da lorsignori.
Lorisgnori non vogliono grandi banche distratte dalle piccole imprese in affanno, sennò come fa la grande impresa assistita (a braccetto con quella pubblica) a trovare tutti i soldini che le servono in banca senza fare la fatica di andar sul mercato, e pagandolo al tasso risk free, anche se di rischio ne portano montagne?

Anonimo ha detto...

Chiudere le Camere di Commercio e tutte le società satellite dismettendo il patrimonio immobiliare porterebbe -in un biennio- una dotazione finanziaria, in qualità di taglio alla spesa pubblica, allo stato di oltre 20 miliardi di euro le risorse umane le funzioni svolte e le competenze si possono spostare all'ente locale, potrebbe sparire immediatamente la gabella annuale, le prebende, le infinite commissioni e le nomine in aeroporti, consorzi e sticazzi vari.

Luca Erzegovesi ha detto...

E' chiaro che si può razionalizzare molto nel sistema camerale, separando le funzioni di servizio (come il Registro imprese) da quelle di ente per lo sviluppo locale in senso lato. Possiamo dire la stessa cosa della galassia di aziende e strutture che fanno capo a enti territoriali, aziende sanitarie, ecc.
A Confindustria spesso da fastidio che nelle Camere le associazioni dei piccoli si coalizzino contro di essa per eleggere i presidenti.
Comunque in questo Paese "rottamare" spesso diventa "trasferire", senza benefici netti per le finanze pubbliche.