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mercoledì 26 marzo 2014

Bilancio Eurofidi: qualche riflessione personale

Approfitto del blog per dialogare con il Direttore Giotti che ieri ha inserito dei commenti importanti al post sulla pubblicazione del progetto di bilancio Eurofidi.
Utilizzo un nuovo post perché il testo delle mie riflessioni è lungo e preferisco lasciarlo intero.
Inoltre, sollevo delle questioni che non riguardano soltanto il grande confidi torinese, ma tutto il sistema. Spero che ne possa nascere una discussione interessante.

Eurofidi ha lanciato un messaggio chiaro: dal 2009-2010 ha concentrato gli sforzi sulle imprese a rischio di razionamento. Ha spostato l'operatività sul supporto di fidi prorogati o rifinanziati. E' stato uno dei bracci operativi più importanti dei due strumenti messi in campo contro il credit crunch: il Fondo Pmi e l'Avviso comune ABI-imprese (moratoria).
Nel bilancio 2013 si vedono i volumi di queste operazioni e il loro impatto economico. Non è ancora arrivato il flusso di escussioni del prodotto principale degli ultimi 3 anni (la garanzia personale controgarantita FCG). Lo si vede dal prospetto di dettaglio delle rettifiche su crediti, dove il grosso delle perdite realizzate (assorbite da fondi preesistenti) riguarda operazioni sussidiarie e su fondo rischi; c'è però un'importante rettifica di portafoglio (più di 30 milioni) in vista delle escussioni di quest'anno e dei successivi. Nella relazione sulla gestione si prospetta un aumento del 50% circa delle esposizioni deteriorate nel 2014, il che significa 500 milioni di esposizione lorda. Di questa, una quota ampia è controgarantita (in media 80%?), ma rimane un deteriorato residuo a carico del confidi di un centinaio di milioni.
Ho tentato una stima di incidenza delle rettifiche a fine 2013 sulle esposizioni al netto delle controgaranzie (stimate all'80%), e ho ottenuto un tasso di copertura del 16% per gli incagli e del 4,7% per il bonis. Penso che il bravo risk manager di Eurofidi abbia fatto stime robuste dell'accantonamento 2013 che porta a queste coperture, tenendo conto della presenza di esposizioni cappate (che hanno rettifiche limitate al cap e non correlate all'esposizione lorda) e del flusso di commissioni sull'operatività 2014 (che state selezionando in modo che abbia una PD più bassa). Non conosco la LGD di questi prestiti, ma presumo che sia alta trattandosi di chirografari concessi per tamponare tensioni di liquidità.
Il Fondo Pmi ha l’80% del rischio, e si sobbarcherà un bel flusso di interventi. A questo punto, il problema dell'equilibrio patrimoniale si sposta lì. Sarebbe interessante saperne qualcosa di più. Finora tutti i Governi hanno dato priorità massima al rinpinguamento della dotazione di FCG. Il Gestore e gli intermediari più importanti (tra cui Eurofidi) hanno interesse a tenere alto il flusso di nuove operazioni (che è il principale driver dei loro ricavi). Quando sul Fondo dovessero arrivare richieste di intervento massicce, potrebbero essere necessari apporti extra, con impatti non graditi sulla finanza pubblica. Qualcuno si sta occupando del problema? Forse, ma in maniera del tutto riservata.

Ma voglio andare oltre queste considerazioni ragionieristiche.
La domanda che mi faccio da qualche anno è la seguente: le imprese che hanno ottenuto credito grazie alla garanzia del Fondo Pmi e/o dei confidi, che benefici ne hanno ricevuto?
E' una domanda che mi faccio mettendomi nei panni delle imprese che alla fine non ce l'hanno fatta (a proposito, quando una pratica passa a contenzioso, che rapporto rimane tra l'impresa e il confidi?).
Ma anche nei panni delle imprese che finora hanno retto: sono loro che pagano i costi di struttura del sistema di credito garantito (quelli che falliscono li anticipano con parte dell’erogato, ma poi li ricaricano sul sistema come perdite), e alla fine ottengono credito con un mark up molto pesante (e non abbiamo i dati per capire quanto recuperano sullo spread caricato dalla banca).

Ammiro la “macchina Eurofidi”, ma non posso fare a meno di chiedermi dove è diretta. Al momento la percepisco come una struttura distributiva e di intermediazione del rischio. Oggi vive di credito a imprese con rating medio-basso ammesse alla controgaranzia statale. Lascia fuori le imprese non ammesse al Fondo Pmi. Accompagna i soggetti garantiti nel tratto di strada che va dall’ottenimento di un finanziamento fino alla sua regolare estinzione oppure (per percentuali ancora alte) fino al default. Dal default in avanti, non so che cosa faccia Eurofidi, se ha intenzione di sostenere iniziative tipo bad bank.
Se il modello è questo, non vedo valore aggiunto rispetto alla garanzia diretta del Fondo Pmi (e dal bilancio 2013 noto che Eurofidi ha ottenuto più di 480mila euro di commissioni da istruttorie su quel tipo di pratiche, grazie alle competenze e alla sua infrastruttura informatico-documentale molto efficienti).
Che cosa aggiunge la controgaranzia mediata dal confidi? Un filtro di selezione del rischio? Una cura migliore della relazione con l’impresa?
Ho paura che non siano sufficienti.
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30 commenti:

Anonimo ha detto...

E caro prof, e' questa la domanda che mi gira in testa da quando seguo il suo blog (qualche mese) e la domanda e ' la seguente :se le aziende
devono essere aiutate o essere lasciate al loro destino (fallimento) ?perché questa domanda ?se un'azienda viene aiutata da un confidi ad avere garanzia e poi va in default ha solo creato concorrenza sleale tanto prima o poi ci sarebbe andata ,i dati che vengono fuori ,sofferenze perdite etc. etc. sono molto importanti.Forse è questo che bisognerebbe chiedere ai confidi maggiore analisi ,ma forse i confidi si sgonfierebbero .grazie aspetto le sue considerazioni

Anonimo ha detto...

Rappresentò un'azienda e posso testimoniare il valore aggiunto che mi ha trasmesso Eurofidi in tema di relazione creditizia con il sistema bancario: ho semplicemente pagato 10 volte di più quanto mi sarebbe costato far accedere direttamente la banca al Fondo di Garanzia; fortunatamente ora le banche (almeno le maggiori) vi accedono con maggior intensità e dunque il problema è risolto. Il denaro in più che ho versato non è servito a nulla se non alimentare le loro casse.

Giuseppe Curella ha detto...

Apprezzo l'equilibrio del Prof. Erzegovesi; devo constatare dai commenti che ho letto e sentito che ci sono molti sciacalli in giro e che i capponi saranno certamente più dei 4 di Renzi. Pippo

Gianguido Trullalà ha detto...

Gianguido (che poi sarei io) rappresentò un'azienda e può testimoniare che semplicemente pagò 10 volte di più quanto gli sarebbe costato far accedere direttamente la banca al Fondo di Garanzia; fortunatamente ora le banche (almeno le maggiori) vi accedono con maggior intensità e dunque il problema (almeno per me) è risolto. Il denaro in meno che ho fatto versare all'azienda è servito ad alimentare le mie casse con una bella commissioncella.

Luca Erzegovesi ha detto...

Mi dimenticavo di rispondere alla domanda fondamentale del primo commento (di Anonimo): le aziende devono essere aiutate o essere lasciate al loro destino (fallimento) ?
Al pronto soccorso di un ospedale si pongono una domanda simile, ma rispondono sempre che i pazienti devono essere aiutati. Hanno un protocollo per classificarli e trovare gli aiuti giusti. Rimandano a casa soltanto i finti malati.
Il pronto soccorso del Fondo Pmi ha uno strano protocollo di selezione e smistamento. Pratica soltanto cure tampone.
Bisogna riorganizzare l'ospedale.

Anonimo ha detto...

Il FCG non è un ospedale. Dovrebbe agevolare solo le imprese sane o poco ammalate.

Luca Erzegovesi ha detto...

Se non ci sono ospedali, o medici, i pazienti vanno dal farmacista, o dove capita.
(comunque è una metafora)

Anonimo ha detto...

Sono il primo anonimo , grazie prof. della risposta a presto

You You ha detto...

Non aiutare le aziende che poi falliscono: complimenti ad anonimo Nostradamus che ha scoperto come abbassare i costi di tutti i confidi, di tutte le assicurazioni...ma che dico che ha decretato la fine delle assicurazioni (e dei confidi cattivoni): che serve assicurare un rischio se sei certo che non si verifichi?

Luca Erzegovesi ha detto...

Caro YouYou: la normativa sulle assicurazioni dice chiaramente che non si può assicurare un rischio se sei certo che si verifichi.
Per quei rischi servono cure dirette, così come a un malato si offre un ricovero, non una polizza sanitaria.
Cure dirette che ora saremo costretti ad affrontare dopo aver fatto passare anni preziosi e speso una quantità di soldi per tener in piedi un sistema che non poteva stare in piedi. E lo Stato pagherà il conto scoperto, come col deficit dell'ATAC.

Anonimo ha detto...

Sono il primo anonimo, grazie Prof. questo è' il punto ,non voglio far chiudere nessun confidi ,anzi , spero che tutto questo ci aiuti a fermarci per riflettere sul futuro

Anonimo ha detto...

La crisi è stata inaspettata, sui confidi si sono riversate le imprese per avere un minimo di respiro, le banche hanno erogato perchè c'erano le garanzie, fino al 2009 il deteriorato era ininfluente e con percentuali ad una cifra. si sono fidati delle banche come nei tempi passati e hanno sbagliato perchè scaricavano porcherie. E in ogni caso nonostante il portafoglio dei confidi sia peggiore di quello bancario le percentuali di deteriorato restano inferiori, il pubblico li aiuta e bè??? perchè alle banche non li aiuta cos'è ismea o mcc, cos'è il denaro acquistato allo 0,...Vi siete impazziti tutti styate solo facendo del male allo strumento principe delle imprese!! andate a guardare i tassi di sofferenza bancaria su mcc e quelli dei confidi e poi ne riparliamo!! I vantaggi per le imprese? Il credito....

Luca Erzegovesi ha detto...

Qui nessuno sta facendo niente di bene o di male ai confidi o a chicchessia.
Per salvaguardare "lo strumento principe delle imprese" serve fare qualcosa. Conta il "come" lo si fa. Gli aiuti che si possono ottenere con la difesa d'ufficio dei confidi non basterebbero comunque.

Anonimo ha detto...

L'intermediato dai confidi e' meno dell'1% dei prestiti erogati dal sistema bancario italiano, dunque del tutto ininfluente per quanto sopra scritto. Si sopravvaluta un meccanismo la cui presenza/assenza e' di poco conto, non altrettanto però dicasi dei capitali che drena...qualcuno sta riflettendo.

Fabio ha detto...

Giusto perché quanto affermato dall'anonimo che mi precede (l'intermediato Confidi rappresenta meno dell'1%), chieda a Banca d'Italia il garantito Confidi per le imprese fino a 5 milioni di Euro di fido globale accordato, restringendo al credito d'esercizio e chirografario (fuori i leasing e i mutui ipotecari). Tale anonimo o è disinformato o volutamente ridimensiona l'importanza per le effettive piccole imprese di ricorrere alle garanzie. Torna indietro, disinformato, di quasi 4 anni, quando, già nell'aprile del 2010, dimostravo che la percentuale era nell'ordine del 15% / 20%. Poi, ci sono state varie statistiche mirate sulle imprese fino a 20 dipendenti, ecc.. Ma da dove viene questo anonimo? Dove lavora? Chi è? Non è nel mio stile ma questa volta mi viene proprio da dire: "ma mi faccia il piacere ...". Cordialmente.

You You ha detto...

Chiedo scusa professore mi ero lasciato prendere da un briciolo di ironia (per questo definivo Nostradamus l'anonimo del primo commento, e chiedo scusa anche a lui lungi da me offendere nessuno). Il senso era che ovviamente nessuno garantirebbe un rischio che si è certi che avvenga.. Dunque quando è facile dire ex-post che non bisognava garantire chi poi è fallito...il vero problema sta nel individuare chi non c'è la può fare e non concedere la garanzia

Anonimo ha detto...

Io credo, visto il bilancio Eurofidi, che chi debba veramente preoccuparsi siano il FCG e il Governo che dovrà trovare le nuove risorse da stanziare per rialimentare il fondo dopo che questo avrà onorato tutte le garanzie deteriorate, procurate da Eurofidi.
O mi sbaglio?
Che ne dite?

Anonimo ha detto...

Prima dovrà preoccuparsi di pagare le sofferenze di unicredit o no?

Anonimo ha detto...

Vero, e non solo Unicredit.
Quindi il Fondo è finito, morto, esaurito?

Luca Erzegovesi ha detto...

Il Fondo è come l'eroina di quel romanzo/film "Misery non deve morire" ...
Certamente per tenere in vita il Fondo non serve (come nel film) una psicopatica che sequestri l'eventuale aspirante terminator
La politica ci ha fatto un investimento di immagine così importante che senza fondo Pmi, alla domanda, che cosa fa il Governo contro il credit crunch, dovrebbero allargare le braccia. Chiaramente non lo possono fare.
Io prevedo una graduale migrazione verso forme di intervento con rischio cappato (senza più garanzia di ultima istanza e ponderazione zero), all'interno di un quadro di interventi più ampio (programmi europei, rifinanziamento BCE su ABS, fondi di investimento in minibond).
Ci sarà da gestire con le dotazioni attuali lo smaltimento delle esposizioni accumulate finora.
Spero che il diavolo non sia così brutto come lo si dipinge: se il MiSE facesse vedere le statistiche potremmo forse tranquiillizzarci. Prima o poi quei numeri devono uscire fuori. Speriamo che escano prima che arrivi un conto scoperto di qualche centinaio di milioni di perdite eccedenti.

Anonimo ha detto...

quindi l'interrogarivo è se in un futuro prossimo ci sarà ancora il FCG.
e se dovremmo attrezzarci per lavorare senza questo.

Luca Erzegovesi ha detto...

Non sono un profeta, ma quasi certamente ci sarà. Potrà cambiare il suo modo di operare.
Quello che probabilmente non ci sarà più è il modello di intermediazione che vive esclusivamente di accesso al Fondo Pmi

Nostradamus ha detto...

Intanto non ho gradito che qualcuno abbia usato il mio nome invano. Da tempo non commentavo ma questo post riecheggia vecchi temi irrisolti quali il "costo" ovvero il "Taeg"
della garanzia. I Confidi che costano poco alla collettività e poco all'impresa sono Biointermediari sostenbili ... I Confidi che costano troppo alla collettività e smisuratamente alle imprese devono chiudere. Or bene la profezia è che chi avrebbe dovuto soccombere sopravviverà e chi doveva rimanere protagonista vigilato diventerà polvere.

Luca Erzegovesi ha detto...

Caro Nostradamus, mi fa piacere che ci segui ancora. La tua narrazione della saga dei 107 mi ricorda il nome di quella band degli anni novanta, i Crash test dummies.
https://www.youtube.com/watch?v=gDsZMHW1wMM
Purtroppo i 107 veri non sono guidati manichini e se finiscono fuori strada qualcuno si fa male davvero.
E mi dispiace perché ci lavorano tante persone brave. Anche nei 106, per carità, ma tra i 106 è più facile trovare zone franche.

Anonimo ha detto...

Che strano.
Fino poco tempo fa si pensava che il Fcg avrebbe decretato la fine dei confidi, ora invece sono i confidi che fanno morire questo Fondo (2.0) con le sofferenze.
Così va il mondo.....

Luca Erzegovesi ha detto...

Forse sarà ancora più soddisfatto nel suo cinismo al pensiero che possono accadere entrambe le cose (senza dimenticare che i crediti garantiti da FCG li erogano le banche).

Anonimo ha detto...

No guardi Prof. non c'è cinismo e non c'è soddisfazione, la mia era una semplice osservazione.
E' vero che per tanto tempo si è ritenuto che l'importante funzione del FCG e la garanzia diretta avrebbe comportato l'annullamento del ruolo dei Confidi ed ora è possibile che invece le banche e i confidi abbiano caricato il Fondo di sofferenze al punto da decretarne una seria crisi prospettica. E questo non mi fa essere contento perche se Atene piange Sparta non ride (o viceversa). E' anche vero che in più occasioni sono stati fatti richiami al Fondo e al legislatore su un comportamento che lo vede schiacciato quasi su un unico intermediario (rischio di concentrazione) o su un rapporto privilegiato con le Banche (che erogano i crediti garantiti!!!). Ora forse questo potenziale pericolo potrebbe far ragionare sulla necessità di un rapporto diverso forse più collaborativo tra fondo e confidi tutti con regole non formali ma sostanziali e riconoscere un ruolo di chi sta cmq su questo mercato da 60 anni. Siamo tutti sulla stessa barca e solo remando tutti assieme possiamo uscire dalle secche , forse si capirà da questa esperienza che non esistono i più furbi e che non ci sono i superman, fatte salve professionalità e buona organizzazione.

Luca Erzegovesi ha detto...

Giuste considerazioni, Lo stesso esponente del MiSE che ha parlato a Firenze (Confires 2014) ha detto che occorre uscire da una gestione emergenziale del Fondo Pmi,e anche che si deve ripensare il ruolo dei confidi. E i confidi hanno sollecitato forme di intervento del Fondo che valorizzino i confidi.
Riguardo al Fondo come lo conosciamo oggi, speriamo che i tassi di default rimangano sotto controllo. Le riforme è meglio farle per migliorare e non per salvare il salvabile.

Daniele Castagna ha detto...

Ci ho messo 10 minuti per leggere tutti i post ma li ho letti. Purtroppo non ho avuto modo di vedere tutto il bilancio di eurofidi ma ho visto i coefficienti patrimoniali e penso che un 8% e' un ottimo risultato. Mi prenderò del tempo per fare un'analisi più approfondita. Magari dopo che ci saranno altri bilanci così da fare un benchmarking.
Sul fcg non saprei esprimere un commento sensato ma sicuramente la possibilità per i confidi di scaricare rischio non li ha spronati a cercare strade alternative e maggiormente virtuose.

La parola d'ordine per i confidi è la diversificazione: territoriale, settoriale e di prodotto. Il primo ci siamo capiti non bene ma benissimo. Il secondo intendo sia settori produttivi sia professionali(artigiani, industriali, commercianti e aggiungerei professionisti), il terzo intendo indirizzare gli sforzi anche verso altri prodotti. Ad esempio se un confidi vede che un suo affidato (es. Small business sotto i 50000) con una bella storia creditizia incomincia ad avere problemi perché non proporre un finanziamento estintivo con annesso un piano di rientro molto soft?
Altra proposta: incominciare a fornire anche servizi di pagamento o di tesoreria alle proprie aziende socie ed alle proprie associazioni di categoria aggredendo segmenti di mercato delle banche? In quest'ultimo caso si potrebbe optare ad una autorizzazione a diventare un istituto di pagamento.
Tanto mi aspetto cmq delle critiche alle mie proposte ma almeno ci provo.. e se volete ve ne do delle altre ma per tutte occorrerà avere coraggio e capacità professionali. L'alternativa rimane sempre la stessa: arrancare e lemosinare al papa stato e mamma regione.

Anonimo ha detto...

Siamo sicuri che tutto il male venga dai Confidi? Io piuttosto sono allibito dal comportamento degli istituti bancari. Quando era periodo di vacche grasse regalavano denari a chiunque bussasse alla loro porta. Poi è arrivata la crisi; è partita la corsa ai Confidi! E vai con le campagne "porcata" (passatemi il termine) come "progetto imprese Italia", col quale Unicredit ha riempito i Confidi di morti che camminavano richiedendo garanzie dirette senza contro-garanzie di alcun tipo, di sussidiaria neanche a parlarne. Rapinare una filiale era meno grave che proporre una sussidiaria (in certe zone d'Italia). Bene, nel 2013 siamo arrivati alla polpa dei Confidi. Vai! 2014, anno nuovo, vita nuova, accesso diretto al Fondo Centrale, Microcredito! Ed ecco che si impostano tante belle operazioni di conferma degli affidamenti in essere su posizioni di dubbio merito creditizio. Non c'è mica bisogno di consolidare nel medio termine le esposizioni a breve, basta piazzarci una bella garanzia diretta all'80%.... Con questo non sostengo che i confidi siano esenti da colpe; molti si sono di certo prestati a questo "gioco pericoloso", con analisi del merito creditizio molto spesso approssimative, ma i pochi che si sono mantenuti stabili andranno in difficoltà (anche per colpa di quelli che hanno lavorato male). Il problema principale però rimane che le banche continuano a veicolare il mercato della garanzia al fine di coprire i loro buchi. Veramente gli istituti vanno in diretta sul fondo per dare nuova finanza alle aziende? Quanto invece lo utilizzano per diminuire il proprio rischio già in essere su fidi a breve? Perchè fino a 3 settimane fa passare da un Confidi accreditato consentiva velocità nell'erogazione (e quindi vantaggio evidente per l'impresa nonostante il prezzo più alto) mentre ora è necessario aspettare anche la delibera del Fondo? A parer mio fino a 3 settimane fa conveniva passare da un Confidi, visti i tempi del fondo. Con le nuove norme non più! Per quanto può durare tutto ciò, la politica ormai è asservita alle indicazioni degli istituti di credito. Quando avranno spolpato anche il Fondo cosa si inventeranno??????? D'accordissimo con Anonimo che dice che siamo tutti sulla stessa barca e bisogna remare insieme. Le banche però dovrebbero capire che se la nave imbarca acqua non basta buttare a mare le persone e il carico per non affondare perchè l'acqua continuerà a salire comunque....scusate i toni un po' ruspanti ma son fatto così..