aleablog

domenica 2 marzo 2014

Confires 2014 (1): che cosa si è detto sul Fondo centrale di garanzia per le Pmi (comprese le misure su capitalizzazione confidi)

Come promesso qui, apro la serie di post sui temi discussi a Confires 2014. Cominciamo con l'argomento principe del sistema italiano della garanzia, il Fondo centrale per le Pmi. E' stato anche l'argomento principe del convegno,  a cominciare dal keynote speech, affidato all'ing. Baione del MiSE.



[note tecniche(1) i materiali sono scaricabili dal sito Res Consulting(2) non riporto in sequenza gli interventi ma ne raggruppo i contenuti per temi di discussione; (3) tratto qui anche delle misure per la capitalizzazione dei confidi].

Gerardo Baione è responsabile della Divisione IX - Grandi progetti d'investimento, sviluppo economico territoriale e finanza d'impresa nella Direzione generale per gli incentivi alle imprese del Ministero dello sviluppo economico. La sua Divisione ha competenza sul Fondo Pmi. Ha presentato un intervento lungo e articolato che ho seguito con molto interesse. Non è stata una fredda rassegna di provvedimenti e dati statistici, ma la rappresentazione di aspetti degni di nota, scelti per la loro rilevanza.
La prima parte è stata un riepilogo delle novità introdotte dal Decreto Salva Italia (novembre 2011) ad oggi. Ha sottolineato l'aumento dell'importo medio delle pratiche, l'elevata quota media garantita (circa il 60% a fine 2013), l'abbassamento delle commissioni (in molti casi gratuite), la nuova piattaforma informatica. Ha menzionato le due ultime disposizioni prossime ad essere attuate:


Nella seconda parte l'esponente del MiSE ha invece espresso alcuni giudizi sui risultati ottenuti, sui problemi, e sulle modifiche da introdurre in futuro.
Riguardo all'impatto del Fondo, ha evidenziato la forte crescita del peso dei finanziamenti da esso garantiti sul credito a famiglie produttrici (da meno del 2% nel 2006 al 13% nel 2013).
Il Fondo ha sofferto di un eccesso di normazione (sotto la pressione dei Governi che lo hanno spinto a produrre risultati in tempi rapidi). Dovendo crescere in fretta, il Fondo ha subito un irrigidimento dei meccanismi di funzionamento [penso che Baione alludesse alla meccanicità dei criteri di ammissione delle pratiche, infatti ha lamentato la difficoltà di attuare interventi più finemente adattati alle esigenze delle imprese].
Questa evoluzione (non è casuale) ha portato allo spiazzamento della controgaranzia e dei confidi a favore della garanzia diretta: a fine 2013 quest'ultima pesava sui volumi garantiti per il 64%, mentre il peso sul numero di pratiche è "soltanto" il 40%.
Il MiSE è preoccupato di quest'evoluzione e si rende conto che ha prodotto uno snaturamento della mission del Fondo centrale, nato come volano dell'offerta di garanzia di 1° livello (appoggiata sui confidi e sui Fondi regionali). Ma tant'è, la pressione sul pedale del gas per correre più velocemente appresso alla crisi (col piede pesante delle banche) ha avuto questo effetto collaterale.
Che fare per porre rimedio? Il MiSE non può creare un mercato protetto per i confidi in via generalizzata (per cui dice no a una riserva sulle pratiche di importo unitario inferiori a una soglia adeguata alle esigenze delle piccole imprese). Sarebbe un orientamento sanzionabile in quanto limitativo della concorrenza. Pare invece praticabile una riserva ai confidi limitatamente a specifiche destinazioni e forme tecniche di finanziamento (ad esempio già adesso le operazioni sulle sezioni speciali per l'internazionalizzazione con fondi camerali sono effettuate solo con i confidi).
Per quanto riguarda la procedura di concessione della garanzia, Baione ha auspicato un superamento di automatismi e rigidità delle attuali procedure. Il Fondo del futuro non dovrebbe valutare atomisticamente la qualità delle imprese, ma piuttosto fissare dei criteri di merito (di credito e di policy) e farli applicare agli intermediari, sottoponendoli ad attento monitoraggio, con un sistema di incentivi e sanzioni dei comportamenti scorretti o non funzionali agli obiettivi pubblici. In questo restyling dovrebbe entrare anche la differenziazione delle quote garantite e delle commissioni applicate ai diversi soggetti, che invece oggi sono meccanicamente legate alla forma di intervento. Oggi il MiSE e il Gestore non possono colpire nemmeno i casi più clamorosi di selezione avversa (leggi: 30% di insolvenze a 12 mesi dalla presentazione, casi già accaduti secondo Radio Scarpa).
Tra i comportamenti impropri c'è anche lo "spreco" della garanzia statale per operazioni verso soggetti affidabilissimi, finalizzata ad abbattere l'assorbimento di capitale.
La Legge di stabilità ha modificato la governance del Fondo sostituendo il Comitato di gestione (21 membri, di cui 11 in rappresentanza delle Associazioni) con un Consiglio di gestione (7 membri, 4 ministeriali, 1 per le Regioni e 2 esperti indicati dalle associazioni datoriali, ma designati uno dal MiSE e l'altro dal MEF). Il nuovo Consiglio è un organo tecnico-gestionale. Le funzioni di indirizzo e raccordo col mondo delle imprese saranno spostate su una Consulta per la garanzia.
Infine l'ing. Baione ha accennato alle misure per la capitalizzazione dei confidi (i 225 milioni stanziati nella Legge di stabilità, vedi post): non ne ha parlato male, ma ha detto che non sono una soluzione alla crisi strutturale che ha colpito i confidi. [in realtà la posizione dei Ministeri economici è molto cauta su quell'intervento, tant'è che la norma prevede un passaggio autorizzativo obbligatorio in Commissione Europea, a differenza di quanto hanno fatto le Regioni che hanno assimilato gli apporti a capitale a contributi veicolati dal confidi alle imprese trattati in de minimis o col "Metodo nazionale"]
Ha parlato della necessità di rifondare il sistema dei confidi, e ha invitato a costruire insieme la nuova garanzia per le Pmi.

E dopo aver sentito il Ministero, vediamo le opinioni espresse dai rappresentanti dei confidi.

Cominciamo con Leonardo Nafissi (direttore di Fedart Fidi che ha parlato a nome di Assoconfidi). Leonardo ha dedicato una larga parte del suo intervento alla proposta di un'azione strutturale sulla filiera della controgaranzia statale. La proposta di Assoconfidi è convergente con quella prospettata dall'esponente del MiSE. Si chiede di introdurre delle forme di garanzia di portafoglio diverse da quelle di prossima attivazione (che sono finalizzate a operazioni di tranched cover in capo alle banche), e che invece siano funzionali alle tipiche forme di intervento dei confidi su pool di garanzie collettive. La nuova modalità dovrebbe estendere la delega che già oggi il Fondo conferisce ai confidi autorizzati alla certificazione del merito di credito (vedi DM del 18/3/2011), a cui consegue un alleggerimento della valutazione delle singole pratiche da parte del Gestore, con il presidio di una selezione preventiva e di un monitoraggio in itinere dei confidi "certificati". Queste garanzie di portafoglio confidi-friendly sarebbero limitate a operazioni (nuove) di importo ridotto, avrebbero delle facilitazioni in termini di commissioni e misura degli accantonamenti di fondi statali.
Sul fondo per la capitalizzazione della Legge di stabilità, Nafissi ha espresso plauso per un provvedimento doveroso (i confidi devono fare rifornimento dopo il lungo e travagliato viaggio attraverso cinque anni di crisi). Ha paventato "criticità applicative" (il passaggio a Bruxelles di cui si è detto).

L'altro intervento sul tema di parte confidi è stato quello di Filippo Ghelli (Italia Comfidi), il secondo maggior confidi italiano. Ghelli ha fatto un discorso dalla prima linea, più "sindacale" rispetto a Nafissi [Ghelli si è formato alla scuola di concretezza e occhio ai conti dell'AD di Italia Comfidi Aleandro Manetti]. Sentite un po' le istanze che ha espresso:

  • rapida attuazione del fondo capitalizzazione (con distribuzione cash, non solo impegno di spesa) delle spettanze da determinare con criteri semplici (commisurati allo stock di garanzie) che diano premi ai confidi 107; non è bello che al MiSE esprimano riserve su questo intervento [alludeva a un intervento di Salvatore Vescina a un seminario Confesercenti del giorno prima];
  • riserva ai confidi dell'accesso al Fondo Pmi per pratiche inferiori a 200.000 euro; meglio di una riserva per forme tecniche come quella già adombrata nelle disposizioni operative (ai confidi vanno gli ossi come il consolidamento di esposizioni stessa banca); questo "privilegio" è giustificato perché i confidi devono poter fare operatività con un buon rapporto rendimento rischio sul Fondo e in questo modo mettere fieno in cascina da consumare nelle operazioni con le imprese non ammesse al Fondo;
  • le sezioni speciali per l'internazionalizzazione con le Camere di commercio sono accessibili con criteri restrittivi e procedure complicate, oltre ad avere dotazioni risibili (milionicini), per cui meglio che le Camere si tengano i soldi e li diano sull'unghia ai confidi locali anziché mettere in piedi questo ambaradàn [in effetti non ha tutti i torti, se si accentra per far leva sulla piattaforma del Fondo e si tengono i lacci e lacciuoli dei programmi locali, la montagna partorisce dei topolini].


Infine, la voce di una banca.
Roberto Remondi (Unicredit) ha parlato di confidi e Fondo Pmi dicendo due cose interessanti:

  • ha approvato il fondo capitalizzazione da 225 milioni, di cui "c'è urgente bisogno";
  • ha invitato i confidi a specializzarsi su operazioni in co-garanzia su fondi regionali, nei confronti di imprese non eleggibili per il Fondo centrale; quanto alla controgaranzia sul Fondo centrale, ha detto che la sua banca è ben contenta di valorizzarla nei casi in cui consente di innalzare la quota del finanziamento garantita rispetto alla garanzia diretta [cosa che, con le nuove disposizioni operative, avviene in pochi casi, tra cui il consolidamento di debiti a breve, per un riepilogo leggete le slide 25-28 di questa presentazione di MCC].

Come direbbero i miei colleghi micro-economisti, gli agenti economici ottimizzano la loro funzione di utilità. Ciò è molto razionale. [Sui rapporti banche-confidi farò un post apposito]

Volete conoscere la mia opinione? Eccola: anch'io ho parlato bene della proposta di contro-garanzie per pool nel mio intervento. Per il resto, sto come l'ing. Baione dalla parte di chi vuole una rifondazione del sistema della garanzia.
Sul come rifondare, possiamo avere opinioni diverse, ma è importante che anche a livello di Governo e dirigenza dei ministeri ci sia chi sta dalla parte dei confidi, dopo anni nei quali le banche hanno tirato la fune per qualche metro dalla loro parte.
Se interpreto correttamente le aperture fatte dal MiSE, la crescita della garanzia diretta è stata una risposta all'emergenza. In un sistema della garanzia sano, occorre tornare a sostenere i soggetti a contatto con le imprese che siano capaci di andare a scovare le Pmi bisognose di credito addizionale e di renderle bancabili. Questi soggetti devono avere anche un sistema di incentivi a selezionare i rischi più robusto.
I confidi sono stati e possono tornare ad essere questi soggetti. Non in tutti i casi lo sono stati negli ultimi anni (su questo punto non abbiamo dati pubblici sulle insolvenze per dirimere la questione). Non basta il cappello (banca o confidi) per dire chi è stato buono e chi cattivo. Ho paura che il combinato disposto di uno scoring meccanico e retrospettivo e di politiche di sviluppo aggressivo delle operazioni sul Fondo Pmi abbia portato tanta brutta roba nel portafoglio rischi di quest'ultimo. Quella miscela non virtuosa si è prodotta in casa di certe banche, certi confidi, certe reti di mediazione creditizia. E' arrivato il momento di fare chiarezza, e pulizia.

Nel videogame di gruppo del Fondo Pmi, le banche, dopo avere per qualche anno sfruttato l'armamento extra, cominciano a essere viste con sospetto dall'arbitro del gioco.
I confidi hanno lasciato sul campo una larga parte della carica vitale, ma hanno sbloccato il portale per accedere al livello superiore. Adesso sta a loro affrontare i nuovi mostri con l'armamento adeguato, e salvare il pianeta dall'invasione degli zombie.

Stampa questo post

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Alcune considerazioni:
- si continua a richiedere l'intervento pubblico: corretto per andare avanti ma attenzione perchè una buona e corretta gestione di fondi pubblici non giustifica più di 60 cda, collegi sindacali, società di revisione, consulenti... quindi se si chiede di più si dovrebbe essere disposti a dare qualcosa (ridurre i soggetti a massimo 20/25 protagonisti con l'obbligo di recuperare la territorialità dove si è persa e operare massimo su 3/4 regioni?
- ispezioni banca d'italia: basta lamentarsi, gli interventi mi sono sembrati un po' poco obiettivi viste le vicessitudini. Inoltre dando la parola a sole ispezioni di confidi "bocciati" mi sa molto da marketing della società organizzatrice (consulenza). Perchè non coinvolgere anche un confidi promosso per capire quali leve muovere?
- sofferenze: visti i dati bancari di che parliamo? come è possibile immaginare punti di equilibrio sui confidi? detto questo c'è ancora chi vende la garanzia ad assorbimento a 1,50% e poi esce con bilanci dove le commissioni attive non coprono nemmeno i costi di gestione.. ma il cda ha deliberato di agire in maniera antieconomica e senza avere una continuatià aziendale???? altrimenti di che ci lamentiamo se poi li fanno chiudere?
- tranched: tutto molto bello ma: 1) veramente efficace solo per sistemi IRB avanzati altrimenti difficile cessione sintetica e obbligo cessione effettiva che sia per volumi che per soggetti non diventa semplice; 2) per trasferire effettivamente il rischo le perdite devono essere pagate per tutta la durata dell'operazione questo significa portafogli adeguati e fondi capienti.. 7% di pd e 30% di LGD?? ma quel confidi ha per le mani queste aziende? ora come ora sono loro a decidere le condizioni bancarie..

Luca Erzegovesi ha detto...

Grazie dei contributi, sono tutte considerazioni sensate che coprono diversi temi discussi a Firenze. Dal punto di vista del confronto d'idee, ho pensato a fare dei post tematici (come questo sul Fondo centrale) in modo che si sviluppi un dialogo su un argomento specifico, e sia un vero dialogo.
Se ci riusciamo, bene, altrimenti ben vengano anche serie di osservazioni su vari temi come il commento precedente.

Antonella ha detto...

Ottimo intervento del dott. Baione che però ha ribadito l'impossibilità di riserve per i confidi (concorrenza e aiuti di stato limiti comunitari).
Ha inoltre fatto capire che attenzione a tirare perchè la corda si rompe: gli aiuti dovrebbero essere per le PMI e non per banche e confidi.
Difficile quindi trovare una soluzione che possa accontentare tutti.
Forse si potrebbe obbligare le banche a limitare il fondo solo per nuova finanza e per evitarne abusi riservare l'intervento a nuovi clienti. Però allora si avrebbe la concentrazione di pratiche su clientela in essere passando per confidi e il rischio consolidamento è elevato.
Sinceramente non vedo soluzioni per salvaguardare la buona gestione delle risorse se non la diminuzione drastica della riassicurazione. Massimo 50% di controgaranzia eviterebbe realtà distorte come l'attuale 80%.
Purtroppo però renderebbe esigua la ripatrimonizzazione dei confidi che se si controgarantissero solo al 50% avrebbero bisogno di non poco patrimonio..

Anonimo ha detto...

@Anonimo per favore amplia un poco il tuo intervento sulle tranched perché risulta poco comprensibile.

Luca Erzegovesi ha detto...

Sulle tranched consiglio di portare pazienza, farò un post apposito. Qui se possibile parliamo di Fondo centrale nelle forme diverse dalle garanzie di portafoglio