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martedì 22 marzo 2011

Business point: per le squadrature arrivano i ghostbusters

Siamo alle battute finali del primo Laboratorio di pianificazione finanziaria. Gli studenti stanno completando gli studi di caso aziendale avvalendosi dei modelli di pianificazione sviluppati in Quantrix.
E' la parte umanamente più interessante del laboratorio, e anche la più faticosa.
Ho creato in università una specie di bottega artigiana, dove si impara facendo. Rispetto ai corsi tradizionali (e al lavoro di tesi) è potenziata la capacità di ripartire, di migliorare rispetto alle difficoltà di percorso e agli errori che inevitabilmente si commettono in un lavoro nuovo, e complesso, fatto con altri.
La caccia alle squadrature è una palestra eccezionale. Un modello previsionale simula un bilancio futuro che, come insegna la partita doppia, deve quadrare. Appena realizzato, il modello non quadra mai, con profonda frustrazione di chi l'ha sviluppato. Ogni modellatore a questo punto si ingegna per catturare le squadrature. Ci sono varie interpretazioni del problema: lo stuccatore, che crea una voce a saldo dove forza un valore che azzera gli sbilanci; il gruppo di preghiera, che si raduna davanti al modello scorrendone le tabelle aspettando un'ispirazione dall'alto; l'esorcista, che con formule propiziatorie (facilmente involgarite) scaccia lo spiritello maligno che fa sballare i numeri;  il minimizzatore, che modifica i dati di input al fine di ridurre l'entità dello sbilancio ad un ordine di grandezza per lui tollerabile.
Anch'io ho fatto i conti con la caccia alle squadrature. E' un lavoro che richiede fede, speranza e, molta, molta pazienza. Si parte dall'atto di fede: la squadratura è un fenomeno deterministico, che ha una soluzione certa e definitiva. La speranza si alimenta dei progressi nell'acciuffare i singoli errori, logici o di dato; gli errori sono di solito più di uno, occorre sterminarli tutti, senza pietà. Per questo ci vuole un'infinita pazienza.
Ci sono delle tecniche di costruzione dei modelli che facilitano l'isolamento degli errori di squadratura, ma se il modello è complesso rimane sempre qualche scompenso che si deve snidare con intuito, osservazione, deduzione, prove e riprove.
Ieri sera alle 18.45 ho beccato gli ultimi due errori del mio modello di pianificazione finanziaria a breve. Restava uno sbilancio attivo-passivo uguale a -48,2 euro in tutti i periodi. Dal giorno prima ero sulle sue tracce, cercando piccoli importi che potevano esserne la causa. Per caso ho scoperto che il valore iniziale dei debiti verso INPS (ricavato dalla tabella "Personale") sommava il saldo di due anni. Ho corretto la formula, e lo sbilancio è passato da -48,2 a 7.543,9. "Oh, no!" mi son detto, ingenuamente. Invece mi si stava svelando la verità: 7.543,9 era il valore delle rimanenze iniziali di materie prime che la tabella "Magazzino" non riprendeva per una formula cancellata. Ho rimesso la formula e, voila, lo sbilancio è andato a 0,00.
A questo punto le best practices prevedono una danza rituale di ringraziamento, ma era tardi, e sono andato a casa. Stampa questo post

5 commenti:

Gigi ha detto...

Aiuta, non risolve, aver passato la tarda adolescenza sulla partita doppia, cosa che noi ragionieri (chiamo in causa tutti i ragionieri del mondo) abbiamo fatto. In cambio, fatichiamo a citare a memoria in greco ed in latino (anche se in questo wikipedia ci aiuta, ai liceali che vogliono quadrare no, wikipedia non può essere di soccorso). Ecco perché le squadrature sono, per noi ragionieri, un sfida sempre raccolta, sostanzialmente una lotta della ragione contro la superstizione dove la ragione non perde mai (per questo si chiama ragioneria l'arte e scienza della partita doppia?) Nulla possono contro di noi poveri liceali che hanno imparato un po' di partita doppia all'università in sbiaditi corsi dove contavano gli indici di bilancio, il calcolo dei flussi finanziari, i principi contabili, ma sostanzialmente la partita doppia era tralasciata, o meglio lasciata ai poveri ragionieri. E la nemesi per questo arriva travestita da squadratura contabile. Come dici tu, professore, è una palestra eccezionale, e, aggiungo io, un esercizio di umiltà intellettuale, quasi un esercizio spirituale. Grazie Fra' Luca Pacioli (a quando la causa di beatificazione?).

Anonimo ha detto...

Caro Gigi, io appartengo alla schiera degli ex liceali (ho avuto un 9 in greco in pagella, modestia a parte, mi piaceva molto). Alla facoltà di economia, ho dovuto passare due anni di smarrimento di fronte a reddito e patrimonio, alle prese con corsi che li trattavano come concetti filosofici, finché ha fatto il corso di Metodologie e determinazioni contabili (o qualcosa del genere, era ragioneria comunque). Finalmente, come John Belushi, ho visto la luce. Da allora ho detto, mai più introdurre i giovani al bilancio attraverso il bla bla bla, si comincia come a militare, al tempo, allineati e coperti, sinist-dest, sinist-dest. E a Trento gli studenti fanno un'esame di economia e misurazione aziendale come primo assaggio (lì i liceali scoprono i mastrini) e poi arriva Contabilità nel secondo anno.
Per non farti gongolare troppo, da ex ragioniere, aggiungo che la ragioneria può, negli indolenti, indebolire le capacità di ragionamento, induttivo e deduttivo:
neofita: "Perché si fa così?"
ragioniere "Perché x in dare storna y in avere per la differenza rispetto a z in dare"
neofita: "Sì, ma perché, perché?"
ragioniere "Si fa così, punto e basta, è la legge della partita doppia".

Sapio ha detto...

Cari professori e ragionieri, mi raccomando di insegnare ai ragazzi fin dal primo giorno il 1° principio dell'economia:

"Il formaggio gratis sta solo nelle trappole per i topi".

L'ignoranza di questo principio è alla base di molti errori ed infortuni professionali e personali.

Beppe ha detto...

Cari amici, aggiungo al vostro (nostro) florilegio sulla squadratura di modelli, budget e bilanci, un'altra più intensa esperienza di squadratura: quella di cassa.
Di fronte a lei si sono persi, in altri tempi certo, pomeriggi a volte sere, a contare e ricontare, denaro, bolli, monete e altri valori.
Tutti, neofiti, ragionieri o raggggionieri, l'hanno maledetta. A nulla valeva che fosse "positiva": gli anziani insegnavano che se da qualche parte sambravano spuntare eccedenze da qualche altra parte latitavano pari o superiori deificienze. Dura lex...
Ma in quei momenti emergeva il vero professionista, colui o colei che pazientemente prendeva il libro-giornale e con lettura sapiente (sapienziale.....!) ricostruiva i fatti contabili... Una vera guida spirituale in quel frangente ingarbugliato...
E poi, se ammanco doveva essere, ammanco era: il portafoglio (il proprio portafoglio...) si apriva... sigh! E si tornava a quadrare....

Gigi ha detto...

Ah, Luca, quanta ragione hai. Ho visto ragionieri (diplomati, ovviamente) non distinguere un rateo da un risconto. Ho sentito prof. di ragioneria dire "si fa così e basta". Ho visto assistenti di economia aziendale dire disegnate una T maiuscola intendendo "disegnate un mastrino". L'indolenza è una brutta malattia e pervade non solo i ragionieri, ma anche i filosofi, i teologi, i politici ed i critici d'arte. Per capire a fondo la natura di un conto (numerario od economico? patrimoniale o finanziario?), per essere pratici dei vari sistemi (reddito, patrimonio, etc. ) forse dovrebbe essere propedeutico un corso di metafisica o almeno di ontologia degli oggetti sociali? Del resto anche nella mia università il corso si chiamava più o meno come nella tua "metodologie e determinazioni quantitative d'azienda". Sarebbe bastato "ragioneria" ma forse qualche indolente filosofo di qualche oscura scuola metafisica ha scelto una denominazione più completa, non so se più chiara. Così come i geometri misurano il mondo fisico, noi ragionieri misuriamo il mondo economico ma come diceva Pitagora: "il numero misura la realtà e permette di penetrarne il significato". Differentemente dal mondo fisico, però, nel mondo economico il numero DEFINISCE la realtà e permette di DARNE il significato. Un ragioniere indolente può essere molto pericoloso.